Quasi certo di un posto (in paradiso) il senatore Luca Pirondini, fresco di nomina da capogruppo al Senato del Mov5s. Pirondini, oltre a essere diventato il numero uno a Palazzo Madama, è anche presidente della Commissione Cultura dallo scorso 26 febbraio. Un percorso di crescita significativo che può spianare la strada al futuro dell’ex consigliere comunale di Palazzo Tursi, anche in vista di una possibile vittoria del centrosinistra alle prossime elezioni. I ben informati infatti, considerano il genovese un potenziale candidato per un futuro governo progressista, se non come ministro almeno come vice o sottosegretario. Quello di Luca Pirondini non è l’unico nome che circola, da Genova potrebbe strappare un pass per la Camera il capogruppo in Regione Stefano Giordano, anche la sua ascesa in Liguria è sotto gli occhi di tutti, da consigliere comunale a coordinatore provinciale, passando per quella da coordinatore regionale.

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Non solo Pirondini e Giordano, ma anche il presidente del Municipio Medio Ponente Fabio Ceraudo, che potrebbe tentare la scalata a Roma, considerato nel panorama genovese uno dei possibili nomi spendibili. Si sta facendo strada e si sta facendo conoscere in questa nuova avventura da consigliere comunale di maggioranza Marco Mesmaeker, giovane esponente pentastellato su cui il Movimento potrebbe decidere di puntare, proprio per portare novità e linfa in Parlamento. Altro profilo di rilievo, che vanta già un’esperienza internazionale, è quello di Tiziana Beghin, già parlamentare europeo per due mandati e oggi assessore al Commercio e al Turismo del Comune di Genova. Il suo ruolo nella giunta di Silvia Salis è ben radicato e poco conciliabile con quello di una candidatura romana, ma qualora i piani dovessero subìre cambiamenti e scossoni, come una possibile candidatura della sindaca nella capitale, allora anche il percorso dei suoi assessori o presidenti di municipio potrebbe mutare pelle. E radicarsi sotto il Colosseo. Insomma, le carte sono sparigliate, le ipotesi sul piatto ci sono, ma sullo sfondo resta l’incertezza della data sul voto alle Politiche, a oggi molto incerta. Ma per Giorgia Meloni l’idea di “cogliere” ancora in fase embrionale la costruzione progressista non è da sottovalutare. Tutt’altro. 
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