(Tommaso Merlo) – Se Salvini venisse arrestato per corruzione internazionale, sarebbe una benedizione per l’Italia e anche per il Movimento 5 Stelle. E l’arresto non è una eventualità remota. Conte ha confermato davanti al Parlamento che Salvini non solo non ha voluto riferire alle camere, non solo non ha fornito informazioni, ma ha pure mentito. Salvini ha mentito ai cittadini italiani, ha mentito al suo governo, ha mentito alle istituzioni. Basterebbe questo in un paese normale per causare le dimissioni del Ministro dell’Interno e la caduta immediata del governo. In una democrazia degna di un paese civile, un Ministro dell’Interno non può permettersi di mentire alla nazione e tantomeno di essere omertoso come i delinquenti che dovrebbe perseguire. Un paradosso davvero inaccettabile, anche perché le menzogne e l’omertà di Salvini riguardano uno scandalo delicatissimo che tocca la politica estera e quindi la sicurezza nazionale oltre che vicende che puzzano di corruzione internazionale. L’esito della vicenda dipenderà dalle prove che i magistrati riusciranno a raccogliere dagli altri personaggi coinvolti nella trattativa coi russi e dall’analisi dei tabulati. Con perlomeno la richiesta di arresto di Salvini, finirebbe per sempre la sua carriera politica e con essa il suo partito. La Lega è Salvini, una manciata di fedelissimi al guinzaglio, qualche account social e milioni di followers. Una fragilissima bolla virtuale. Se Salvini venisse arrestato, l’Italia si risparmierebbe anni di lacerazioni politiche e sociali, anni estenuanti in cui la politica aizza le rispettive tifoserie invece di occuparsi dei problemi dei cittadini. Come ai tempi di Berlusconi, anni buttati via con da una parte il solito Salvatore della Patria de noialtri, dall’altra i suoi acerrimi nemici. Un film nauseabondo che farebbe la fortuna degli zombie politici e giornalistici del vecchio regime che avrebbero modo di riciclarsi inchiodando il paese ai vecchi schemi. Con l’arresto di Salvini, la Lega tornerebbe giusto a riempire il prato di Pontida e si aprirebbe un nuovo scenario che gioverebbe alla crisi devastante che sta vivendo il Movimento. Già passare dalla lotta al governo è una sfida difficile, affrontarla accanto ad un personaggio indigeribile come Salvini si sta rivelando un massacro. Le paure hanno fatto tornare di moda il celodurismo, il vento nero sovranista soffia ovunque in Occidente ed ha trovato in Boris Johnson l’ultimo alfiere. A noi è toccato Salvini e governarci assieme per un Movimento tutto ideali e comunità e sensibilità, si sta rivelando un suicidio politico. Salvini e il mondo egoistico e retrogrado che rappresenta, è il nemico ideale del Movimento, è il suo opposto. Altro che alleato. Nell’anno trascorso, il Movimento ha dato buona prova di sé, si è assunto la responsabilità di governare dimostrando di non essere una pericolosa banda di barbari, dimostrando di essere una realtà politica fattiva e capace di reggere la prova istituzionale nazionale. Adesso però, maturata esperienza e portate a casa importanti bandiere. Adesso però, dopo lo smacco storico sulla TAV e nel pieno dello scandalo russo. Il Movimento si trova davanti ad un dilemma dilaniante. Restare al governo sperando di portare a casa qualcosa e che ai cittadini passi la delusione, oppure tornare ad occupare il campo avverso a quello Salvini, il campo opposto al vento nero sovranista, il suo campo naturale e da lì rilanciare il suo ambizioso progetto riformatore con nuovi contenuti e nuove facce. Una decisione difficile ma che l’arresto di Salvini renderebbe obbligata.
L’arresto di Salvini
