
Paolo Ripamonti durante l’intervista a Radar. Sul futuro della Val Bormida resta aperta la contraddizione politica legata al progetto dell’inceneritore regionale.
L’assessore regionale rivendica il proprio legame con il Savonese e parla di sviluppo e occupazione. Ma rappresentare un territorio significa ascoltare cittadini e amministratori.
Nel corso dell’intervista rilasciata alla trasmissione “Radar – 11 domande” di Telenord, Paolo Ripamonti ha cercato di consolidare la propria immagine di riferimento politico del centrodestra savonese e di collegamento tra Regione, imprese e territorio.
L’assessore regionale della Lega ha rivendicato la responsabilità di rappresentare Savona, affrontando numerosi argomenti: dalle prossime elezioni comunali al futuro delle Funivie, dalla politica energetica alle prospettive industriali della Val Bormida.
Proprio le sue dichiarazioni sulla valle, però, fanno emergere una contraddizione politica sempre più evidente.
Il ruolo di “difensore civico” della valle
Ripamonti ha definito la Val Bormida un territorio centrale per lo sviluppo della Liguria, indicandola come potenzialmente strategica anche per il ciclo dei rifiuti.
Alla domanda se si considerasse una sorta di “difensore civico” della valle, ha risposto positivamente, precisando che i progetti dovrebbero essere valutati senza «pregiudizi ideologici», prestando attenzione allo sviluppo e all’occupazione.
Ma rappresentare e difendere un territorio significa innanzitutto ascoltarne le comunità. E oggi una parte consistente della Val Bormida, insieme a numerosi amministratori liguri e piemontesi, associazioni e comitati, ha espresso una netta contrarietà alla possibile costruzione di un inceneritore nella valle.
Liquidare questa opposizione come ideologica significa ignorare le ragioni concrete della mobilitazione.
Una contrarietà fondata su questioni concrete
La protesta nasce dalla storia ambientale di una valle che ha già pagato un prezzo altissimo all’industrializzazione pesante. Le ferite lasciate dall’ACNA di Cengio, dall’Agrimont e da altre attività produttive non possono essere cancellate dalle promesse di un nuovo sviluppo.
Le preoccupazioni riguardano le emissioni, il traffico pesante, la produzione di ceneri e le conseguenze di un impianto destinato a operare per decenni. A queste si aggiunge il rischio di trasformare la Val Bormida nel terminale regionale dei rifiuti, facendo arrivare nella valle materiali prodotti prevalentemente in altre parti della Liguria.
Non si tratta di essere contrari al lavoro o all’industria. Si tratta di pretendere che le attività economiche siano compatibili con la salute, l’ambiente e una reale prospettiva di rilancio del territorio.
L’occupazione non può essere soltanto uno slogan
Anche il richiamo ai posti di lavoro dovrebbe essere accompagnato da informazioni precise.
Quanta occupazione stabile produrrebbe realmente l’inceneritore? Quali sarebbero, invece, le conseguenze sulle attività agricole, turistiche e ricettive? Quanto inciderebbe sulla capacità della valle di attrarre residenti, investimenti e imprese innovative?
Invocare genericamente lo sviluppo non può giustificare qualsiasi progetto. La Val Bormida ha bisogno di bonifiche, infrastrutture, servizi, imprese sostenibili e valorizzazione del patrimonio naturale. Non dell’ennesimo impianto impattante presentato come occasione irrinunciabile.
La contraddizione della politica regionale
Ripamonti vuole presentarsi come il rappresentante del Savonese all’interno della Giunta Bucci. Ma proprio per questo dovrà chiarire se intende portare in Regione le richieste della Val Bormida oppure sostenere sul territorio le decisioni assunte dalla Regione.
Le due posizioni, soprattutto sull’inceneritore, rischiano di diventare incompatibili.
Un amministratore che rivendica il ruolo di difensore della valle dovrebbe chiedere trasparenza sulla localizzazione dell’impianto, sulla quantità e provenienza dei rifiuti, sulle emissioni previste, sulle ceneri prodotte e sulle alternative all’incenerimento.
Dovrebbe inoltre spiegare come un grande impianto, che per essere economicamente sostenibile necessita di un flusso costante di rifiuti, possa conciliarsi con l’obiettivo di aumentare la raccolta differenziata, il riciclo e il recupero dei materiali.
La sfida politica su Savona
Nell’intervista Ripamonti ha anche sostenuto che Savona sia contendibile dal centrodestra, riconoscendo gli errori commessi in passato dalla coalizione.
Ma prima di proporsi come alternativa all’amministrazione comunale, il centrodestra dovrà rispondere dei risultati prodotti dai governi regionali sul territorio savonese: dalla sanità alle infrastrutture, dalle crisi industriali alla gestione dei rifiuti.
Non saranno sufficienti le dichiarazioni sulla vicinanza al territorio. Serviranno risultati concreti e soprattutto coerenza tra ciò che viene promesso ai cittadini e ciò che viene deciso nelle stanze della Regione.
La questione politica può quindi essere riassunta in una domanda: Paolo Ripamonti vuole rappresentare davvero la Val Bormida oppure difendere il progetto della Giunta regionale?
Se la Regione continuerà a considerare la valle come il luogo nel quale collocare l’inceneritore ligure, sostenere contemporaneamente entrambe le posizioni diventerà sempre più difficile.
Fonte: intervista “Radar – 11 domande all’assessore regionale Paolo Ripamonti”, Telenord.
