luisa barberis
savona
Due grandi nosocomi, un Dea di secondo livello a Pietra e uno di primo a Savona, affiancati dagli ospedali di comunità di Cairo e Albenga. L’ok del ministero della Salute, che ha approvato il piano sociosanitario regionale, non cancella alcune questioni che restano aperte e fanno discutere a livello locale.
Uno dei nodi è a Savona, proprio dove il 118 è stato fondato. Il capoluogo perderà la centrale operativa, che dovrà essere trasferita più a ponente, ad Albenga o a Pietra.
IL PIANO
Ridisegna l’offerta fino al 2025 e nel complesso prevede una forte integrazione tra gli ospedali e i servizi sul territorio. Per il Primo intervento di Albenga è stata chiesta una deroga per arrivare alle 24 ore almeno in estate. Ma, al momento, resta da capire se l’avvallo del Ministero al piano valga anche come via libera per le 13 richieste aggiuntive fatte dalla Regione. Nel documento ci sono due Punti nascita, è stato salvato quello del San Paolo e dovrà essere riaperta la Maternità del Santa Corona appena possibile. La provincia continuerà ad avere anche due centri di riferimento regionali: la Chirurgia della Mano a Savona, le Malattie Infettive osteo articolari Mios ad Albenga. Nel piano si parla inoltre della Medicina nucleare e dell’Emodinamica del Santa Corona, vengono segnalati i reparti di Oculistica e Otorino storicamente presenti a Savona.
CENTRALE 118
Il nodo principale riguarda la futura collocazione della centrale che da sempre ha sede al San Paolo. Il piano elimina due basi. Le centrali liguri passano quindi da cinque a tre, di conseguenza le due Asl di Ponente dovranno condividere il servizio. «Al momento non abbiamo ancora individuato una nuova sede e nemmeno la localizzazione – ha spiegato l’assessore alla Sanità Angelo Gratarola, mercoledì da Savona – Albenga potrebbe essere un’ipotesi, se non altro perché si trova a metà strada. Nella centrale non ci sono letti e nemmeno pazienti, quindi lo spostamento non ha ricadute dirette sugli utenti. Quel che serve è un locale sicuro e idoneo ad ospitare una centrale operativa con personale qualificato, che sappia rispondere alle chiamate di soccorso e indirizzare verso chi si trova in difficoltà il mezzo più idoneo e nel minor tempo possibile». L’alternativa ad Albenga potrebbe essere Pietra Ligure. La partita non sarà semplice, visto che a “farne le spese”, perdendo il servizio, potrebbe essere Savona, dove pure il centralino unico era nato nel 1984 per essere poi esportato in tutta Italia. Un aspetto sul quale sono già intervenuti i sindaci del distretto savonese, che hanno chiesto: «Il mantenimento della centrale nel capoluogo di provincia, dove sono ubicati tutti gli interlocutori del Comitato prefettizio sulla sicurezza».
L’ITER
La battaglia sul territorio inizia solo ora. Lunedì il piano verrà discusso e votato nella seconda commissione regionale, poi andrà in consiglio il 21 novembre. «Il piano è un atto che indica la direzione, ma la Regione deve dire cosa vuole fare in concreto per risolvere i problemi degli abitanti – attacca il consigliere regionale Pd Roberto Arboscello -. Sarebbe stata drammatica una bocciatura del Ministero, ma, al di là dell’ok, attendiamo risposte sui grandi temi. Come si risolvono le liste d’attesa? Il problema dei liguri è che non riescono a fare gli esami. Noi continuiamo a registrare forti contrarietà, ormai ci siamo confrontati con migliaia di persone e ancora giovedì a Pietra ed Albenga sono piovute critiche a questo piano. Oltretutto lunedì andiamo in commissione e ancora non è stata fatta chiarezza sulle deroghe». —