
Oggi alle 15.30, presso la IV Commissione Territorio e Ambiente della Regione Liguria, saranno audite le associazioni ambientaliste per un approfondimento sul progetto di un possibile termovalorizzatore in Val Bormida.
Per il Coordinamento delle Associazioni Liguri e Piemontesi “No Inceneritore Valle Bormida” la posizione è chiara e viene ribadita con forza: la Val Bormida ha già dato.
I punti critici sollevati sono noti ma tutt’altro che superati. In primo luogo il debito storico e la saturazione ambientale di un territorio che convive ancora oggi con attività ad alto impatto. A questo si aggiunge la conformazione morfologica della valle, caratterizzata da frequenti inversioni termiche che favoriscono l’accumulo di fumi e micropolveri, rendendo inefficace qualsiasi confronto con impianti collocati in aree di pianura.
C’è poi l’assurdità logistica: la maggior parte dei rifiuti da trattare proverrebbe dall’area metropolitana di Genova, mentre i Comuni della Valle Bormida registrano percentuali di raccolta differenziata molto elevate. Ne deriverebbe un flusso costante di mezzi pesanti su infrastrutture già fragili, con ulteriori ricadute ambientali.
Il Coordinamento evidenzia anche la contraddizione politica tra la promozione regionale del turismo outdoor e l’ipotesi di localizzare un polo dell’incenerimento nel cuore di un sistema di aree protette.
Resta infine una domanda centrale, posta con chiarezza in audizione: perché questa accelerazione della Regione verso una manifestazione di interesse, quando il principale produttore di rifiuti del territorio, il Comune di Genova con AMIU, sta ancora valutando soluzioni alternative e più coerenti con i principi di riduzione, riuso e riciclo?
Il fronte del “No” continua quindi a presidiare ogni passaggio istituzionale. L’attivismo del Coordinamento non arretra: la Val Bormida non è una scorciatoia e non può essere chiamata, ancora una volta, a pagare il prezzo delle scelte altrui.
