
Libertà di insegnamento sotto attacco tra delazione ideologica e analfabetismo costituzionale
da “La Stampa”
Se un volantino ignora la libertà di insegnare
Viola Ardone
Stamattina in classe abbiamo visto un bel film di qualche annetto fa tratto da un libro altrettanto bello, apprezzato tutti insieme durante l’ora di lettura. Parlano, libro e film, di un anziano giornalista di Lisbona che vive un po’ supinamente e con innocente indifferenza l’avanzata del regime di Salazar in Portogallo. Le ultime immagini del film però ci mostrano il volto rugoso e fiero del dottor Pereira, interpretato da Marcello Mastroianni per l’ultima volta sullo schermo, che cammina per le strade della sua città, in fuga dalla dittatura e dalla sua vita passata, dopo aver compiuto un atto coraggioso, anzi rivoluzionario.
Poi abbiamo parlato del film e del libro, dei pericoli del nazionalismo, di come i regimi illiberali non bussino alla porta della democrazia, ma vi si infiltrino di giorno in giorno, facendo leva proprio sulle esistenze grigie dei Pereira, e spostando di giorno in giorno in avanti con millimetrica ostinazione il limite dell’inaccettabile. Raramente nel corso della Storia – è una delle conclusioni parziali e provvisorie a cui siamo giunti insieme – la democrazia è stata fatta a pezzi in un solo giorno, delle dittature ci si accorge generalmente quando è tardi per ritornare indietro.
Chissà se è una lezione di sinistra, mi sono chiesta, ritornando a casa. A me è sembrato di fare il mio programma di italiano, di letteratura, un po’ di analisi del testo, cineforum, educazione civica, storia. Ma se nelle mani dei miei alunni fosse capitato il volantino che sta girando in diversi istituti in cui si chiede di “sgamare” i propri docenti, sarei finita anche io nella lista nera dei professori di “sinistra”?
Il foglietto in questione è intitolato “La scuola è nostra!” ed è stato realizzato da Azione studentesca, movimento nato nel 1996 come evoluzione del Fronte della Gioventù Studentesco, l’organizzazione di studenti legata prima al MSI, poi ad Alleanza Nazionale e infine a Fratelli d’Italia.
Sul volantino è stampato un QR code che, inquadrato, rimanda a un questionario on line in cui gli studenti sono invitati a rispondere a questa domanda: “Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni? Descrivi uno dei casi più eclatanti”.
Insomma, senza eccedere in allarmismo, possiamo dire di trovarci di fronte a un tentativo di schedare i docenti di sinistra che farebbero propaganda in classe delle loro idee sovversive e comunarde per poi riferire a chi di dovere, in modo che magari i pericolosi arruffapopolo siano raggiunti da un provvedimento disciplinare a firma del ministero.
L’iniziativa presenta evidentemente diversi risvolti anticostituzionali e si palesa come un tentativo di intimidire i docenti, costringerli ad autocensurarsi o a non affrontare temi spinosi come quelli legati all’attualità, all’affettività, magari all’ambiente, oppure a dover pesare le parole quando i temi trattati riguardano fascismo e antifascismo, 25 aprile, resistenza… Ma oltre alla questione politica, che ha a che fare con la libertà di espressione (art. 21) e di insegnamento (art. 33), c’è anche una questione ermeneutica, di più complessa soluzione.
Che cos’è di sinistra, cantava Gaber qualche anno fa, e che cosa di destra? Se i nostri studenti riuscissero davvero a distinguerlo sarebbe un bel risultato, l’unico positivo, forse, di questa esecrabile iniziativa, che sarà certamente sconfessata e disconosciuta dal partito politico di riferimento e dal Ministero dell’Istruzione.
Pereira, con il sorriso amaro di un Mastroianni già malato, che si fa beffe della censura salazariana, è di sinistra? Spiegare che la Costituzione è antifascista per nascita e per definizione, è di sinistra? Portare l’attenzione dei ragazzi sulle questioni geopolitiche del nostro tempo e sui conflitti in atto, è di sinistra?
Fare una lezione su libertà di stampa, di pensiero, di espressione durante il fascismo negli anni trenta e oggi negli Stati Uniti – un tempo patria della democrazia e oggi regno del terrore armato, dove cittadini che manifestano contro il loro presidente vengono ammazzati a sangue freddo dalle forze dell’Ice -, anche questo è di sinistra?
Però se il giorno dopo spiego D’Annunzio, e poi Ungaretti, e poi Pirandello – che col fascismo ebbero rapporti stretti e intricati – allora che faccio, divento di destra e sono assolta? O si farà valere la par condicio anche nelle lezioni, con tanto di cronometro e notaio?
E con Manzoni e la divina provvidenza, come la mettiamo: destra o sinistra? E padre Dante? Ah no, questo è facile, scusate, Dante è di destra, ce lo ha spiegato qualche anno fa un ministro della Cultura, poi “bocciato”, quindi sono innocente.
La verità ragazzi, è che il vostro volantino è eticamente sbagliato e ontologicamente stupido, e agli adulti che vi chiedono di diffonderlo dovreste rispondere che la scuola non è proprio di nessuno. La scuola è di chi la fa, la scuola è il posto dove le idee si scambiano e non si impongono.
E se questo discorso vi sembra troppo di sinistra, metteteci il mio nome in questa vostra lista, vi faccio risparmiare un po’ di giga.
La mia critica
Il testo di Viola Ardone centra un punto essenziale: la scuola non è un campo di battaglia dove “contare” destra e sinistra, ma un luogo dove si costruiscono strumenti critici. Ed è proprio per questo che l’idea di “sgamare” docenti etichettati politicamente è grave: non chiede confronto, chiede controllo.
La domanda del questionario (“professori di sinistra che fanno propaganda”) è volutamente ambigua. Chi decide cosa sia propaganda? Chi stabilisce cosa sia “di sinistra”? Parlare di Costituzione, di antifascismo, di libertà di stampa e di derive autoritarie non è militanza: è educazione civica, è storia, è comprensione del presente.
Il paradosso è che si invoca la neutralità per imporre silenzio sui valori fondanti. Ma la neutralità non è censura: è metodo, rigore, pluralità delle fonti. Pretendere che la scuola eviti temi “scomodi” significa impoverire la didattica e rendere i ragazzi più vulnerabili alla propaganda vera, quella che circola fuori dall’aula.
Quando la scuola non può fare politica? Quando viene trasformata in strumento di sorveglianza ideologica. Quando agli studenti non si chiede di capire, ma di segnalare. Quando il pensiero critico diventa sospetto.
La scuola non è di destra né di sinistra: è della Costituzione e del sapere.
loreleca
