
La raccolta di oltre 1.200 firme contro la soppressione dell’attraversamento pedonale sull’Aurelia in corso Bigliati, ad [Albissola Marina](chatgpt://generic-entity?number=0), riporta al centro una questione che va affrontata senza semplificazioni: la sicurezza reale dei pedoni.
Le strisce cancellate tra la parafarmacia Helvetica e i Bagni Lido collegavano servizi essenziali, fermate del trasporto pubblico, attività commerciali e stabilimenti balneari. È comprensibile, quindi, la mobilitazione dei cittadini, che chiedono il ripristino dell’attraversamento e interventi di messa in sicurezza, rivolgendosi a Prefettura, Anas e amministrazione comunale.
Tuttavia il tema va inquadrato correttamente: un numero eccessivo di attraversamenti pedonali su una strada come l’Aurelia può aumentare il rischio di incidenti, se non accompagnato da adeguate misure di protezione. Traffico intenso, velocità sostenute e flussi turistici rendono ogni attraversamento un punto critico.
Il paradosso è evidente. Da un lato, eliminare un passaggio senza alternative spinge a comportamenti pericolosi e ad attraversamenti “selvaggi”. Dall’altro, moltiplicare le strisce senza rialzi, illuminazione dedicata, segnaletica luminosa e moderazione della velocità espone pedoni e automobilisti a rischi continui.
A pagarne le conseguenze sono soprattutto anziani, bambini e persone con disabilità, cioè l’utenza più fragile. Per questo la sicurezza non può ridursi a un sì o un no alle strisce pedonali, ma richiede una progettazione complessiva e coerente.
Pochi attraversamenti, ma ben visibili, protetti e illuminati; limiti di velocità realmente efficaci; controlli costanti e una visione organica della mobilità urbana. Solo così si può garantire accessibilità senza mettere a rischio l’incolumità delle persone.
Le transenne installate lungo la Passeggiata degli Artisti indicano una situazione ancora provvisoria. Ora serve un passo in più: un confronto serio e basato su dati tecnici, evitando decisioni affrettate. Perché sull’Aurelia, la sicurezza dei pedoni non si improvvisa: si progetta.
