
Il tour a Vicenza dei (furono) giallorosa: il 5S prende applausi quando attacca Draghi; il dem guarda agli imprenditori
Wanda Marra
“Il Movimento 5 Stelle è una forza autenticamente progressista”. Lo dice dal palco delle Fornaci Rosse, Giuseppe Conte, mentre il pubblico gli tributa una standing ovation. E gli urla “bravo” tutte le volte che si scaglia contro Draghi. Lui esordisce nel segno delle “diseguaglianze” che vanno contrastate. Non solo quelle “patrimoniali”, ma anche quelle di “genere” e “territoriali”. Sceglie Vicenza per fare un discorso nettamente di sinistra, l’Avvocato. La stessa Vicenza dove è candidato Enrico Letta, con un Pd che qui è figlio della tradizione democristiana. E allora, i voti di sinistra vanno conquistati.
Eccoli, i due ex quasi alleati, alla prova della campagna elettorale. Uno fa il bagno di folla, moltiplica i selfie, beve una birra con la gente che accorre per toccarlo, salutarlo, chiamarlo. L’altro arriva quasi in punta di piedi, sale sul palco con un sorriso timido, mentre tutto il Pd veneto lo applaude. Uno tuona contro l’esecutivo perché il problema delle bollette “era prevedibile”, l’altro si limita a definire “improcrastinabile” un intervento. Conte e Letta ieri hanno macinato chilometri lungo il Veneto. Terra di conquista. O almeno così sperano. Il segretario dem era partito dallo Spark, lunedì sera. Una via di mezzo tra spazio eventi e centro sportivo, uno spazio neutro per ospitare l’apertura della campagna elettorale del segretario del Pd, candidato nell’uninominale a Vicenza. Il leader M5S ha scelto le Fornaci Rosse, una manifestazione organizzata da un collettivo di giovani, ormai tradizionale in città, che ricorda da vicino le Feste dell’Unità. Tanto che – insieme ai manifesti elettorali di M5S – dominano le bandiere di Sinistra italiana e Verdi. Alleati con il Pd. “In politica uno si sceglie i nemici, non gli alleati”. La perla di saggezza politica arriva da Angelo Guzzo, militante storico del Pd, in passato anche assessore provinciale.
Sullo sfondo della campagna elettorale, c’è la realtà più urgente, così come il futuro prossimo. Tra le tante tappe di Letta ci sono quelle nelle aziende. Come la Cracco, una delle imprese leader dell’imballaggio flessibile (plastica, volgarmente). Che racconta di numeri incredibili: per questa azienda da 150 milioni annui di fatturato le bollette, da 1 milione e 40mila del primo semestre 2021 sono arrivate a 5 milioni e 554mila del primo semestre 2022. “L’intervento nazionale per noi vuol dire subito il raddoppio del credito di imposta per le imprese, sia quelle energivore che le altre, perché altrimenti le imprese chiudono”, dice Letta. Conte, in visita alla Mater Biotech a Bottrighe rilancia: “La norma sugli extraprofitti è scritta male, va riformulata”. E in serata rivendica: “Siamo stati i primi a proporre questa tassa”.
Il Pd punta sul voto degli imprenditori (quello degli operai lo dà per perso: votano Lega), la tappa simbolo di ieri di Conte è quella al cantiere superbonus a Preganziol, in provincia di Treviso. “Ho deciso di partire dal Veneto perché qui ci sono grandi esempi di transizione ecologica, occupazione e crescita, a partire dal Superbonus 110%”. E poi: “È incomprensibile che questo governo si sia scagliato contro il superbonus e soprattutto che non si sia adoperato per risolvere il problema della circolazione dei crediti d’imposta”. Letta non si fa mancare una puntata a Recoaro Terme, stazione termale di antichi fasti, ora in stato di abbandono. L’ex sindaco, Armido Besco, quasi si commuove. “È la Regione che non ha fatto nulla”. Quella Regione governata dal centrodestra che a ben guardare è il vero obiettivo elettorale dei dem. Le Politiche sono date per perse. Dopo Padova e Verona, si punta a conquistare Vicenza in primavera. Candidato in pectore, Giacomo Possamai, giovane capogruppo Pd in Regione, che “fa politica da quando aveva 5 anni”.
Intanto, si ragiona sul voto nazionale: se il centrodestra conquista 120 senatori ha stravinto, con 110 ci sono dei margini. Margini che presuppongono che Pd, M5s e Terzo Polo si mettano insieme dopo le elezioni. Ma il leader M5S ci tiene a chiarire: “Finché il Pd è concentrato sull’Agenda Draghi non sono possibili alleanze”. E poi via, a prendere le distanze dalla politica di Salvini sui migranti ai tempi del governo gialloverde, a ricordare il braccio di ferro con Palazzo Chigi sulle armi all’Ucraina. La platea, di sinistra, si spella le mani.
