alessandro di matteo
roma
Una partita di poker quella che si gioca sulla legge elettorale e l’unico punto fermo, almeno a sentire i rumors di un Parlamento ormai fermo per la pausa estiva, è che i giochi si faranno solo dopo le regionali del 21 settembre. Ieri anche il capo politico M5s Vito Crimi ha detto la sua, unendosi al pressing del Pd sugli alleati di governo: «Avevamo un patto e noi lealmente lo abbiamo rispettato. Credo che prima del referendum debba essere approvato in almeno una delle due Camere uno schema di legge elettorale».
Peccato che il «patto» di cui parla Crimi sia quello sul proporzionale con sbarramento al 5% che non piace per niente a Matteo Renzi e solo in parte a Leu, cioè gli altri due partiti della coalizione che sostiene Giuseppe Conte e, come ammette Federico Fornaro di Leu, «tecnicamente i tempi per un voto prima del referendum ci sarebbero, ma ci vorrebbe una ritrovata unità della maggioranza…».
Unità che al momento non si vede, innanzitutto perché Italia viva continua a prendere tempo. I renziani hanno bloccato a luglio il voto in commissione sul testo-base preparato da Pd e M5s e la mezza apertura di Renzi di qualche giorno viene considerata al momento solo tattica. Del resto anche ieri sera l’ex premier ha ribadito: «Se ci mettiamo a parlare di legge elettorale e poltrone anziché di lavoro gli italiani ci vengono giustamente a cercare a casa. Prima vediamo di sbloccare i cantieri».
Nel Pd sono convinti che il voto per le regionali possa rimettere in movimento parecchie cose anche nel centrodestra, al momento attestato sulla linea del «no al proporzionale» imposta a Fi da Lega e Fdi. Dopo il voto, è il ragionamento che si sente fare da diversi parlamentari democratici, non è escluso che la Lega possa accettare il sistema spagnolo, inviso a Renzi. O Fi potrebbe sganciarsi dal resto del centrodestra e accettare di votare il proporzionale con sbarramento al 5%, magari arricchita da un piccolo premio alla lista più votata. Per questo Nicola Zingaretti va ripetendo che ora il Pd è pronto a fare accordi in Parlamento anche sul maggioritario. Argomenti che, sperano Pd e M5s, possono «convincere» Renzi a dare l’ok almeno all’adozione del testo base in commissione già a inizio settembre, votando al tempo stesso il disegno di legge Fornaro che supera l’elezione a base regionale del Senato e riduce il numero dei delegati regionali nella platea per l’elezione del Presidente della Repubblica. Due elementi fondamentali per il Pd, che deve convincere i propri elettori a votare sì al referendum sul taglio dei parlamentari. —