
Pale eoliche sui crinali della Val Bormida: il dibattito si sposta dalla transizione energetica alle scelte politiche sul futuro del territorio.
Il dibattito sugli impianti eolici industriali nel savonese è ormai uscito dal terreno tecnico. Oggi è una questione apertamente politica: riguarda il modello di sviluppo della Liguria e, in particolare, dell’entroterra della Val Bormida.
Il punto del Coordinamento Montecerchio
Il Coordinamento tutela Montecerchio ha riportato il confronto su un piano chiaro: non è in discussione la necessità della transizione energetica, ma il modo in cui questa viene realizzata.
Non è un “no” alle rinnovabili, ma un “no” alla proliferazione di impianti industriali sui crinali senza una visione complessiva.
BOX – IL PUNTO POLITICO
I vincoli paesaggistici non sono ostacoli burocratici: sono la certificazione del valore del territorio. Ignorarli significa cambiare modello di sviluppo senza dirlo.
Perché proprio il savonese?
La domanda è inevitabile: perché la concentrazione di progetti eolici riguarda soprattutto la provincia di Savona?
- territori interni meno popolati
- storica presenza di servitù industriali
- assenza di una pianificazione regionale chiara sulle aree idonee
- minore capacità di opposizione coordinata rispetto ad altre regioni
Il risultato è evidente: un effetto accumulo di progetti che, presi singolarmente, sembrano sostenibili ma che nel loro insieme producono un impatto rilevante.
Il confronto con il Piemonte
Il Coordinamento Montecerchio evidenzia una differenza politica netta: il Piemonte sta adottando criteri più restrittivi, mentre nel savonese il quadro appare più permissivo.
Conseguenza diretta: gli investimenti si spostano dove è più facile autorizzare.
Turismo o industrializzazione energetica?
La Liguria sta cercando di costruire un modello turistico sostenibile anche nell’entroterra. I grandi impianti eolici industriali rischiano però di compromettere proprio questo percorso.
La questione è semplice: vogliamo un entroterra turistico o un distretto energetico?
Le amministrazioni iniziano a opporsi
Diversi Comuni stanno prendendo posizione. Il caso di Altare è emblematico: l’amministrazione ha espresso un netto diniego al progetto “Cravarezza”, evidenziando criticità ambientali, idrogeologiche e di impatto cumulativo.
Una posizione che non rifiuta le rinnovabili, ma contesta un modello calato dall’alto e privo di una valutazione complessiva.
Il nodo democratico
Altro tema centrale: la partecipazione.
- scarsa informazione ai cittadini
- processi percepiti come imposti
- tempi tecnici che limitano il confronto pubblico
Un elemento che rischia di aumentare la distanza tra istituzioni e territorio.
BOX – DOMANDE SCOMODE
* Esiste una mappa chiara delle aree idonee in Liguria?
* Perché i criteri sono diversi rispetto al Piemonte?
* Chi decide davvero il futuro energetico del territorio?
* Quali benefici concreti restano ai cittadini?
La vera scelta politica
Il punto è ormai evidente: non esiste neutralità.
Due modelli si contrappongono:
- Modello industriale: grandi impianti, forte impatto, benefici limitati localmente
- Modello diffuso: comunità energetiche, impianti su aree già compromesse, equilibrio territoriale
Oggi, nel savonese, sembra prevalere il primo. Ma senza una scelta dichiarata.
Conclusione
L’eolico nel savonese non è solo una questione ambientale. È una decisione politica che riguarda il futuro della Liguria.
Non si tratta di dire sì o no alle rinnovabili, ma di decidere come e dove farle.
Il rischio, senza regole chiare, è uno solo: subire una trasformazione del territorio senza averla mai davvero scelta.
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