Val Bormida al bivio: sviluppo sostenibile o ritorno a modelli industriali del passato?

Adesso lo pubblico, poi ci faccio le storie ho fatto tutto tira tira che non lo dice che non lo vuole. Non è credibile. 

Sull’inceneritore non ci sono più scuse. Non è una decisione tecnica, non è un passaggio obbligato, non è una neutra scelta amministrativa. È una scelta politica precisa. E come tutte le scelte politiche, divide, qualifica e chiama ciascuno ad assumersi una responsabilità davanti ai cittadini.

Portare un inceneritore in Val Bormida significa scegliere un modello basato sulla combustione dei rifiuti, sulla produzione di scorie, sull’emissione di sostanze inquinanti e sulla subordinazione del territorio agli interessi di un ciclo industriale che ha bisogno di essere alimentato per decenni. Altro che modernità: è una visione vecchia, costosa e pericolosa.

Il nodo politico: chi è davvero contro e chi no

Su questo tema non tutti i partiti sono uguali, ed è giusto dirlo con chiarezza.

Da una parte ci sono forze politiche che da anni si oppongono agli inceneritori e sostengono un modello alternativo fondato su riduzione, riuso, riciclo ed economia circolare. È il caso del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra, che hanno espresso in modo netto la loro contrarietà alla combustione dei rifiuti.

Dall’altra parte c’è il Partito Democratico, che non ha una linea di contrarietà netta agli inceneritori e che, in casi rilevanti come Roma, ha sostenuto apertamente la realizzazione del termovalorizzatore come parte del ciclo dei rifiuti.

Non è una sfumatura. È una differenza politica sostanziale. Perché qui non si discute solo di un impianto, ma di una visione del futuro: o si punta a ridurre davvero i rifiuti, oppure si costruiscono strutture che hanno bisogno di rifiuti per funzionare. Le due prospettive non stanno insieme.

Altro che soluzione: l’inceneritore produce altri rifiuti

La propaganda racconta l’inceneritore come soluzione definitiva. La realtà è diversa. Bruciare rifiuti non significa farli sparire: significa trasformarli. Una quota rilevante resta sotto forma di ceneri, scorie e residui da smaltire, spesso con ulteriori costi economici e ambientali.

Quindi no: l’inceneritore non chiude magicamente il ciclo. Sposta il problema, lo rende più opaco, e in più lega il territorio a un impianto che per restare economicamente in piedi dovrà essere alimentato continuamente.

Val Bormida: un territorio che ha già pagato abbastanza

La Val Bormida non è una zona neutra da sacrificare in nome dell’emergenza rifiuti altrui. È un territorio che ha già conosciuto per decenni il peso dell’inquinamento industriale, delle bonifiche mancate, dei danni ambientali e sanitari. Pensare di aggiungere un altro impianto impattante proprio qui significa non aver capito nulla della storia di questa valle. O peggio: averla capita benissimo e aver deciso che si può continuare a usarla come area di sacrificio.

Non è accettabile. Non sul piano ambientale, non sul piano sanitario, non sul piano morale e politico.

Il falso racconto delle compensazioni

Ogni volta la storia è la stessa. Prima si minimizza. Poi si parla di “opportunità”. Poi arrivano le compensazioni, i ristori, le promesse, le opere collaterali, il solito mercato politico costruito sulla pelle dei territori.

Ma un territorio non si difende con le compensazioni. Si difende impedendo che venga ulteriormente compromesso. Perché un’opera del genere non si misura con il prezzo di qualche contropartita: si misura con gli effetti che lascia per decenni sull’ambiente, sulla salute, sull’immagine della valle, sul turismo, sull’agricoltura di qualità e sulle possibilità di uno sviluppo davvero alternativo.

Chi governerà dovrà scegliere da che parte stare

Ed è qui che cade ogni alibi. Chi governerà il nostro territorio nei prossimi anni dovrà scegliere con nettezza da che parte stare. Dovrà dire se intende difendere la Val Bormida da altri veleni o se invece considera l’inceneritore una soluzione accettabile, magari da far digerire ai cittadini con qualche slogan rassicurante.

Questa decisione, che piaccia o no, è politica. Profondamente politica. È una scelta di modello, di visione, di gerarchia delle priorità. È la differenza tra chi pensa che il territorio vada preservato e chi invece ritiene che possa ancora essere caricato di altri pesi in nome di interessi esterni.

La scelta finale è degli elettori

Alla fine, come sempre, la scelta sarà degli elettori. Quando si andrà alle urne, ciascuno dovrà chiedersi chi è stato coerente, chi si è opposto senza ambiguità, chi ha difeso davvero questo territorio e chi invece ha lasciato aperta la porta all’ennesima servitù ambientale.

Perché sull’inceneritore non esistono più zone grigie. O si sta dalla parte della tutela del territorio, della salute pubblica e di un futuro diverso per la Val Bormida, oppure si accetta un altro carico di inquinamento, di scorie e di ipocrisia politica.

La scelta è politica. E presto sarà, inevitabilmente, anche elettorale.


Per comunicati, segnalazioni, contributi: info-press@infoloreleca.com