Due pale oggi, un modello che si ripete.
Il progetto eolico “Bric Colletta” parte in sordina, ma insiste su un crinale visibile tra Savona e Albisola. La vera domanda non è quante pale, ma perché sempre qui.

Si parte sempre così: un progetto presentato come circoscritto, quasi prudente, solo due pale eoliche, 8 MW complessivi, un iter ancora all’inizio e il solito messaggio rassicurante: “c’è ancora tempo”. Ma proprio qui sta il punto. Perché quando il procedimento amministrativo si mette in moto, il territorio entra già dentro una scelta che rischia di subire più che governare.

Il documento della Provincia di Savona comunica infatti l’avvio del procedimento per il rilascio dell’Autorizzazione Unica Provinciale relativa al parco eolico denominato “Bric Colletta”, nei Comuni di Savona e Albisola Superiore, costituito da 2 aerogeneratori da 4 MW ciascuno, con relative opere di connessione e variante allo strumento urbanistico generale .

Il punto politico è semplice: quando un procedimento parte “in sordina”, non significa che sia irrilevante. Significa spesso che il confronto pubblico arriva tardi, mentre quello amministrativo è già iniziato.

Non è ancora un’autorizzazione, ma la partita è aperta

Il documento chiarisce che l’istanza è stata depositata dalla società Trynyty Wind S.r.l. e che la pratica riguarda un impianto eolico da 8 MW. Viene anche precisato che la Conferenza di servizi sarà convocata solo dopo la conclusione favorevole della procedura di VIA da attivarsi presso la Regione Liguria .

Tradotto: l’autorizzazione non c’è ancora, ma il procedimento sì. E una volta che il meccanismo è avviato, il peso del confronto si sposta. Non si discute più se aprire o meno la questione sul territorio, ma a quali condizioni farla avanzare.

Il copione si ripete: piccolo progetto oggi, problema più grande domani

La domanda non riguarda soltanto queste due pale. Riguarda il metodo. Perché troppo spesso i progetti vengono introdotti con un profilo ridotto, quasi neutro, come se fossero episodi isolati. Poi però, passo dopo passo, variante dopo variante, autorizzazione dopo autorizzazione, il territorio si ritrova caricato di nuove servitù, nuovi impatti e nuovi sacrifici.

È per questo che non basta fermarsi al numero degli aerogeneratori. Due pale oggi possono sembrare poca cosa. Ma ciò che conta davvero è il precedente che si costruisce, il paesaggio che si modifica e il principio politico che passa: ancora una volta, la provincia di Savona viene chiamata ad assorbire il peso di scelte energetiche e infrastrutturali che altrove sembrano sempre più difficili da collocare.

Perché sempre in provincia di Savona?

È questa la domanda che dovrebbe precedere ogni altra. Perché ogni volta che si apre una nuova partita energetica, ambientale o industriale, il territorio savonese torna a essere considerato disponibile? Perché qui si concentrano da anni impianti, ipotesi, pressioni, compensazioni e scelte che altrove trovano ostacoli ben più forti?

Rigassificatore, impianti legati al ciclo dei rifiuti, nuove ipotesi industriali ad alto impatto, ora anche l’eolico industriale di crinale. Ogni progetto viene raccontato come caso a sé. Ma il quadro d’insieme dice altro: la provincia di Savona continua a essere trattata come area di accumulo, come se fosse sempre pronta a sopportare qualcosa in più.

Domanda scomoda:
la transizione energetica deve essere distribuita con equilibrio tra i territori oppure può continuare a scaricare il suo peso sempre sugli stessi comuni?

Le osservazioni entro 30 giorni: strumento reale o partecipazione solo sulla carta?

Il documento prevede che chiunque abbia interesse possa prendere visione degli atti e trasmettere osservazioni scritte entro trenta giorni dalla pubblicazione dell’avviso .

Formalmente è una garanzia. Ma nella pratica la domanda resta: chi le fa davvero queste osservazioni?

Le fanno i cittadini comuni, spesso ignari dell’avvio del procedimento? Le fanno residenti e famiglie, che dovrebbero districarsi in poche settimane tra norme urbanistiche, atti tecnici, connessioni elettriche, procedimenti ambientali e documentazione specialistica? Oppure, come accade quasi sempre, le fanno in pochi: qualche comitato, qualche associazione, qualche soggetto già attrezzato sul piano tecnico e amministrativo?

Qui emerge una debolezza evidente di molti procedimenti: la partecipazione è prevista, ma non sempre viene resa concretamente accessibile. E così, se arrivano poche osservazioni, qualcuno può perfino scambiarlo per consenso. Ma il silenzio non è consenso. Molto spesso è solo mancanza di informazione, di strumenti e di tempo.

Dove sorgerebbero le due pale: il nodo del crinale

In base al progetto depositato, l’impianto interessa il Bric Colletta, nell’area compresa tra Savona e Albisola Superiore. Si tratta di una zona di crinale, dunque di un punto non secondario dal punto di vista paesaggistico, perché altamente visibile sia dal versante interno sia dalla fascia costiera .

Per l’elaborazione grafica utilizzata a fini editoriali e informativi, è stata realizzata una ricostruzione visiva con coordinate simulate realistiche, utile a comprendere l’impatto territoriale del progetto. Le coordinate ufficiali puntuali degli aerogeneratori non risultano nell’avviso di avvio procedimento, ma saranno eventualmente rintracciabili negli elaborati completi di progetto e nella documentazione collegata alla VIA. Questa precisazione è essenziale per mantenere distinta la rappresentazione giornalistica dalla localizzazione tecnica certificata.

In sintesi: non si tratta di due pale “nascoste” in un’area marginale, ma di un intervento collocato su un crinale che definisce l’orizzonte tra Savona e Albisola, con un impatto visivo e paesaggistico che non può essere minimizzato.

C’è anche una variante urbanistica

Un altro elemento da non sottovalutare è che il progetto comporta variante allo Strumento Urbanistico Generale ai sensi dell’art. 52-quater del D.P.R. 327/2001 .Questo significa che non siamo davanti a un passaggio puramente tecnico o neutro, ma a una scelta che incide anche sulla pianificazione territoriale.

Ed è proprio per questo che la discussione non può restare chiusa nei soli uffici o affidata a documenti letti da pochi. Quando un progetto entra nella dimensione urbanistica, entra inevitabilmente anche nella dimensione politica.

La transizione energetica non può diventare una scorciatoia

Nessuno mette in discussione la necessità della transizione energetica. Ma proprio perché è necessaria, non può trasformarsi in una scorciatoia decisionale. Non può essere usata per giustificare un metodo fatto di avvii silenziosi, carichi territoriali concentrati e partecipazione solo formale.

La vera domanda non è essere favorevoli o contrari all’eolico in astratto. La vera domanda è un’altra: come, dove e con quale equilibrio territoriale si scelgono gli impianti? Perché se la risposta continua a essere sempre la stessa — ancora Savona, ancora questo territorio, ancora queste comunità — allora il problema non è più il singolo progetto. È il modello politico che lo rende possibile.

Conclusione: due pale oggi possono sembrare poca cosa. Ma il punto non è minimizzare il progetto. Il punto è capire che ogni procedimento che parte in sordina sposta più avanti il confine dell’accettabile e lascia al territorio il compito di rincorrere decisioni già impostate.

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