
Sbancata la collina ex Mazzucca: il progetto finisce nel precontenzioso tra dubbi, polemiche e interrogativi ancora aperti.
A Cairo Montenotte succede anche questo: per costruire un capannone, invece di cercare uno dei tanti spazi disponibili in un territorio segnato da aree industriali dismesse, si decide di… spostare una collina. Letteralmente.
Il caso dello sbancamento dell’area ex Mazzucca, autorizzato con Permesso di Costruire nel 2023, oggi approda a una fase di precontenzioso legale. Il Comune, con una delibera della giunta guidata dal sindaco Paolo Lambertini, ha deciso di affidarsi a un legale esterno per tutelarsi. Tradotto: qualcosa non torna.
Nel frattempo, la collina non c’è più. O meglio, è stata “ridistribuita”.
L’opposizione, con la consigliera Giorgia Ferrari (Cairo in Comune), lo dice senza troppi giri di parole: quello che doveva essere un normale cantiere per un capannone somigliava fin dall’inizio a una “cava mascherata”. E oggi, tra avvocati, inchieste e società in liquidazione, il sospetto torna con forza.
La domanda che resta: dove è finita tutta quella terra?
Perché qui non parliamo di qualche camion di scavo, ma di uno sbancamento importante, con tanto di richiesta – poi respinta – di utilizzare mine per frantumare la roccia. Un intervento che, per dimensioni e modalità, sembra più funzionale all’estrazione che alla costruzione.
Domande aperte:
- Serviva davvero sacrificare una collina per un capannone?
- Non c’erano alternative più logiche, meno impattanti e già disponibili?
- A chi conveniva davvero quell’operazione?
Il sindaco parla di “pochi strumenti per negare l’assenso” e di rischio ricorsi. Una spiegazione che apre un altro tema, più politico: possibile che un Comune si trovi costretto ad autorizzare interventi così impattanti senza reali margini di valutazione?
Nel frattempo, la società attuatrice è finita in liquidazione, i terreni sono passati alle banche e il Comune si prepara alla battaglia legale. E i cittadini? Restano con una collina in meno e qualche dubbio in più.
In Val Bormida, dove si parla da anni di rilancio, sostenibilità e riutilizzo delle aree esistenti, la sensazione è che qualcuno abbia deciso di partire… scavando.
Non proprio il miglior segnale.
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