
Conte spinge sulla nuova Costituente del M5S: coinvolgimento dal basso, giovani e territori per costruire il programma e giocarsi la leadership del centrosinistra.
Giuseppe Conte stringe i tempi sulla nuova fase costituente del Movimento 5 Stelle. L’obiettivo è chiudere entro giugno, rilanciare il radicamento territoriale, coinvolgere giovani e associazioni e arrivare dopo l’estate con una piattaforma politica da mettere sul tavolo del campo progressista.
Il progetto ruota attorno ai cosiddetti “cento punti di ascolto”, uno per provincia, che dovranno raccogliere idee, proposte e contributi dal territorio. Non solo un’operazione organizzativa, dunque, ma una mossa apertamente politica: rafforzare il Movimento e, insieme, consolidare la centralità di Conte nella futura partita del centrosinistra.
Cento province, cinquecento attivisti
Il primo passaggio operativo è già fissato: giovedì 2 aprile si terrà un incontro online tra i team impegnati nella costituente. Ogni gruppo sarà composto da cinque iscritti, con il compito di animare la discussione nei territori, ascoltare i partecipanti alle assemblee e raccogliere anche contributi di associazioni, enti e realtà esterne.
In totale, il Movimento punta a mobilitare circa 500 persone, affiancate da parlamentari ed eletti, con un metodo che richiama la prima edizione di Nova e che sarà coordinato ancora una volta dai consulenti di Avventura Urbana.
L’idea è chiara: trasformare la fase costituente in una rete diffusa di ascolto e proposta, capace di produrre una sintesi programmatica da presentare ai futuri alleati progressisti dopo l’estate.
La Costituente come piattaforma politica
Conte lavora su più livelli. Da una parte vuole rilanciare la partecipazione interna del M5S, dall’altra prova a usare questa nuova fase costituente come leva per guidare il confronto nel campo progressista. La linea è quella di fissare alcuni assi programmatici forti, con un profilo dichiaratamente più radicale e identitario.
Non è soltanto una questione di organizzazione. La Costituente diventa anche uno strumento per allargare il perimetro politico del Movimento, intercettando mondi civici, giovani, associazionismo e pezzi di società attiva che nelle intenzioni contiane dovrebbero rafforzare il profilo competitivo del M5S.
Sullo sfondo la partita delle primarie
Dietro questa accelerazione c’è anche il nodo delle future primarie di coalizione. Conte, nei giorni scorsi, ha rilanciato l’idea di primarie aperte, senza le vecchie rigidità dei partiti tradizionali, con un coinvolgimento più ampio possibile e aperture anche agli strumenti digitali.
Il ragionamento dell’ex premier è semplice: più si allarga la partecipazione, più il suo profilo potrebbe risultare competitivo. I sondaggi citati nell’analisi politica di queste ore vanno tutti nella stessa direzione: Conte avrebbe una capacità di attrazione anche verso segmenti moderati o vicini all’elettorato democratico, mentre Schlein farebbe più fatica a fare il percorso opposto.
È un dato che nel Movimento viene letto come un punto di forza, soprattutto in vista di una possibile competizione interna al centrosinistra per la leadership nazionale.
Le incognite: Pd, centristi e legge elettorale
Il quadro, però, resta molto mobile. Conte osserva con sospetto i movimenti dell’area centrista e in particolare l’attivismo di Matteo Renzi, mentre nel M5S si guarda anche alle possibili evoluzioni nel Pd. Tra i nomi monitorati c’è pure quello di Silvia Salis, sindaca di Genova, che ufficialmente continua a tenersi fuori dal tema primarie ma che viene considerata da alcuni come una possibile carta alternativa in caso di cambiamenti di scenario.
Su tutto pesa poi l’incognita della legge elettorale. La linea informale tra Pd e M5S, al momento, è quella di non offrire sponde alla maggioranza. Ma senza una modifica delle regole, dentro il Movimento c’è chi teme che il Pd possa sostenere che le primarie, in fondo, non siano necessarie.
È una partita che si intreccia con tutto il resto: organizzazione, programma, leadership e tempi politici. Anche perché, nel frattempo, non manca chi nel Movimento teme che il voto possa arrivare prima del previsto, perfino già in autunno.
Nuova primavera e la lunga corsa verso il voto
In questo quadro Conte si prepara anche a presentare a metà mese a Roma il suo saggio, Nuova primavera, un lavoro maturato nell’arco di un anno e destinato a pesare anche come piattaforma politica in vista delle prossime Politiche.
La sensazione, nel campo contiano, è che nulla sia davvero fermo: la Costituente serve a costruire struttura, messaggio e consenso. Ma serve anche a dare un segnale all’esterno: il Movimento vuole arrivare preparato al tavolo del centrosinistra e non limitarsi a fare da comprimario.
Box editoriale
La nuova Costituente del M5S non è un semplice esercizio partecipativo. È una mossa politica precisa. Conte prova a trasformare l’ascolto in forza organizzata, il radicamento in consenso e il consenso in leadership. Il punto vero è tutto qui: non si sta solo discutendo di idee, ma di chi dovrà guidare il campo progressista nei prossimi mesi. E chi pensa che si tratti soltanto di un percorso interno al Movimento rischia di non capire la posta in gioco.
Rassegna stampa da un articolo di Luca De Carolis, Il Fatto Quotidiano, 31 marzo 2026.
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