Val Bormida davanti a un bivio: continuare sulla strada della differenziata e dell’economia circolare, oppure imboccare quella dell’incenerimento, con un modello che rischia di bloccare ogni scelta futura per decenni.

Non è solo una questione ambientale. È una scelta politica strutturale.
E oggi questa scelta è sotto gli occhi di tutti.

Una contraddizione che non regge

Da un lato si dice: bisogna ridurre i rifiuti.
Dall’altro si progettano impianti che devono bruciarli.

È una posizione politicamente insostenibile.

Perché la verità è semplice:
o si riducono i rifiuti, oppure si costruiscono inceneritori per alimentare il sistema.

Le due cose insieme non esistono.

Il modello reale: quello che accade a Torino

I numeri sono inequivocabili: oltre 113.000 tonnellate di scorie prodotte ogni anno.
Un sistema che non elimina i rifiuti, ma li trasforma.

E che deve essere continuamente alimentato.

Quando i rifiuti non bastano, si importano.
Quando la differenziata cresce, l’impianto entra in crisi.

È già successo altrove. E succederà ancora.

La domanda politica a Bucci

Il presidente della Liguria dice che serve un inceneritore.

Ma la domanda è semplice: di quale Liguria sta parlando?

  • della Liguria che da anni fa raccolta differenziata e può migliorare ancora?
  • oppure della Liguria che non vuole cambiare modello?

Perché queste sono due visioni opposte.

E c’è anche una terza realtà: quella di tanti cittadini liguri che chiedono un modello moderno, basato su:

  • riduzione dei rifiuti
  • riuso
  • riciclo
  • recupero di materia

Non sull’incenerimento.

Il vero punto: chi decide il modello di sviluppo

L’inceneritore non è una scelta tecnica.
È una scelta industriale.

E favorisce un modello preciso: quello delle grandi utility, che hanno bisogno di:

  • grandi impianti
  • flussi costanti di rifiuti
  • contratti lunghi

Un modello che blocca alternative più avanzate.

Un vincolo per 30 anni

Costruire un inceneritore significa:

  • vincolare il territorio per decenni
  • garantire rifiuti all’impianto
  • limitare le politiche di riduzione

In pratica: la politica perde libertà di scelta.

Perché una volta acceso, l’impianto deve funzionare.
Sempre.

Val Bormida: il prezzo più alto

In una valle già fragile, questa scelta è ancora più grave.

Ma il problema principale resta politico.

Si rischia di trasformare la Val Bormida:

  • da territorio da rilanciare
  • a territorio da utilizzare

Conclusione (senza ambiguità)

Bisogna essere chiari.

Non esiste equilibrio tra incenerimento ed economia circolare.

  • o si investe nel futuro (riduzione, riciclo, innovazione)
  • oppure si resta ancorati a un modello che brucia risorse e blocca il cambiamento

Dire il contrario significa prendere in giro i cittadini.

E significa scegliere oggi di non poter decidere più domani.

Per i prossimi 30 anni.


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