Il conto alla rovescia è partito: la Regione accelera sul termovalorizzatore, ma il territorio dice no.

Val Bormida al bivio: sviluppo sostenibile o nuovo impianto impattante? La partita sull’inceneritore entra nella fase decisiva.
Il conto alla rovescia è partito. La Regione Liguria, guidata da Marco Bucci, si prepara a pubblicare entro metà aprile il bando per il nuovo termovalorizzatore. Entro fine anno si arriverà alla scelta del progetto e del luogo.
Tradotto: nei prossimi mesi si decide il futuro della Val Bormida.
La narrazione: sviluppo, lavoro, benefici
La Regione parla di investimento da 450 milioni, posti di lavoro, riduzione della Tari e produzione di energia. Ma questa narrazione presenta più di una crepa.
I dati reali che non vengono raccontati
Gli impianti esistenti dimostrano che gli inceneritori producono grandi quantità di scorie e ceneri, fino al 25% dei rifiuti trattati. Ceneri che devono essere smaltite e che rappresentano un problema ambientale concreto.
In Val Bormida questo problema è già visibile: depositi di ceneri e residui dimostrano cosa resta davvero dopo la combustione.
Il nodo economico: chi paga davvero
Un impianto da centinaia di milioni deve essere ripagato. Questo significa una cosa sola: deve bruciare rifiuti per decenni.
- anche rifiuti industriali
- anche rifiuti da fuori territorio
- anche a costi crescenti
Altro che risparmio: il rischio è un aumento dei costi complessivi e nessuna reale riduzione della Tari.
Il nodo ambientale: un territorio già saturo
La Val Bormida non è un territorio neutro. È una valle che ha già pagato in termini ambientali e sanitari.
Non a caso i sindaci del territorio hanno espresso una posizione unitaria di contrarietà.
Prima di nuovi impianti, servono bonifiche, dati sanitari aggiornati e una vera valutazione della sostenibilità.
Il nodo sanitario: il grande non detto
Gli inceneritori non eliminano i rifiuti: li trasformano in emissioni, polveri e residui.
Anche le tecnologie più moderne non eliminano completamente i rischi legati alle emissioni più fini e persistenti.
Il vero tema politico
Qui si decide che futuro dare alla Val Bormida:
- continuare con un modello industriale impattante
- oppure investire in sviluppo sostenibile
Non esiste una sola strada. Esistono alternative concrete:
- economia circolare
- riciclo e innovazione
- turismo e valorizzazione del territorio
Conclusione
La Val Bormida non può più essere trattata come una zona sacrificabile.
Ha già dato. Ha già pagato.
Oggi serve una scelta chiara:
- investimenti sani, non nuovi veleni
- sviluppo vero, non scorciatoie industriali
Il passato non può ripetersi.
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