
Centrosinistra in tensione: Conte apre alle primarie ma detta le condizioni, mentre nel Pd crescono dubbi e divisioni sulla leadership. La partita è appena iniziata.
Tra aperture strategiche, tensioni interne e ipotesi federatore, si riapre il confronto sulla leadership della coalizione.
Rassegna stampa – Fonte: Il Fatto Quotidiano, 29 marzo 2026 – Luca De Carolis, Wanda Marra
Due immagini raccontano meglio di molte analisi lo stato attuale del centrosinistra. La prima: Giuseppe Conte che entra a braccetto con Riccardo Magi alla convention di Più Europa. Un gesto politico non banale, considerando le distanze storiche sulle politiche estere e sul sostegno militare all’Ucraina.
La seconda scena arriva poche ore dopo: Conte negli studi del Nove, dove minimizza il dibattito sulle primarie, rivendicando di essere stato “l’ultimo a parlarne”. Un modo per tenere il controllo della partita mentre, di fatto, la riapre.
Sullo sfondo, qualcosa si muove. L’ex premier rilancia una linea già tracciata: stop al gas russo fino a un trattato di pace e rafforzamento della difesa comune europea, distinta dal riarmo. Parole che trovano consensi trasversali e riaccendono il tema dell’unità.
Ma il nodo resta politico. Conte pone condizioni chiare: prima il programma, poi eventualmente le primarie, che dovranno essere aperte e non gestite dai partiti. Un’impostazione che, nei fatti, rallenta il percorso e riduce il rischio di una competizione immediata.
Nel Partito Democratico, intanto, il clima è tutt’altro che compatto. Elly Schlein conferma il sostegno all’Ucraina e propone un confronto anche sui temi divisivi, ma dentro il partito cresce il malumore. Le primarie non convincono gran parte dei dirigenti, che temono una sfida senza alternative credibili.
Si moltiplicano così le manovre. Dario Franceschini lavora a possibili soluzioni di equilibrio, mentre prende quota l’idea di un “federatore” del programma. Tra i nomi circolano Pier Luigi Bersani e Rosy Bindi.
Sullo sfondo restano le ambizioni personali e i veti incrociati. Conte esclude accordi preventivi su incarichi e pone paletti su giustizia e politica estera. E rilancia: in caso di vittoria alle primarie, aprirebbe direttamente un negoziato con Vladimir Putin.
Il risultato è un quadro ancora fluido, in cui la spinta all’unità convive con una competizione latente per la leadership. E dove le primarie, più che una soluzione, restano il vero terreno di scontro.
In sintesi
• Conte apre ma frena sulle primarie
• Schlein insiste sul confronto politico
• Il Pd è diviso sulla leadership
• Spunta l’ipotesi di un federatore
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