Spiagge e concessioni balneari in Liguria tra gare anticipate e incertezza normativa. Il caso Albisola e il nodo del Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo.

La questione delle concessioni balneari continua a generare incertezza lungo tutta la costa ligure. Come racconta IVG, mentre alcuni comuni stanno già avviando le procedure di gara per l’assegnazione delle spiagge, altri attendono indicazioni più chiare dal Governo. Il risultato è un quadro frammentato che rischia di creare instabilità per gli operatori turistici e per le amministrazioni locali.

Nel Savonese, ad esempio, Pietra Ligure ha deciso di procedere con le gare, mentre in altri territori la situazione resta in sospeso. Il Sindacato Italiano Balneari (SIB) ha espresso una posizione critica: secondo l’associazione di categoria, bandire le gare prima che il Governo definisca un modello nazionale e i relativi decreti attuativi potrebbe risultare illegittimo.

Il caso di Albisola Superiore

Questa situazione nazionale si riflette anche nelle dinamiche locali. Ad Albisola Superiore il Consiglio comunale ha approvato l’atto di indirizzo per avviare le gare delle concessioni, ma il Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo (PUD) – lo strumento di pianificazione previsto dalla normativa regionale – non è ancora stato approvato.

Il PUD dovrà definire l’assetto complessivo del litorale e portare la quota di spiagge libere e libere attrezzate al 40%, come richiesto dalla normativa regionale. Attualmente la percentuale ad Albisola è intorno al 29%, il che significa che nei prossimi anni sarà necessario un riequilibrio complessivo dell’utilizzo della costa.

Secondo il gruppo consiliare di opposizione “Uniti per Albisola”, la sequenza delle decisioni appare rovesciata: prima si sarebbero dovute definire le scelte strategiche sul litorale attraverso il PUD e solo successivamente bandire le gare.

Il rischio di instabilità per il settore turistico

Bandire concessioni di breve durata – ipotizzate in molti casi per circa cinque anni – prima di avere un quadro pianificatorio definitivo rischia infatti di generare incertezza per gli operatori balneari. Gli imprenditori turistici si troverebbero a investire senza avere la garanzia di una prospettiva stabile nel medio periodo.

In un contesto già segnato da norme europee, ricorsi e interventi legislativi nazionali ancora incompleti, la mancanza di pianificazione rischia di trasformare la gestione delle spiagge in un terreno di continua provvisorietà.

Per molti amministratori e operatori del settore la vera priorità resta quindi una sola: definire regole chiare, stabili e coerenti con la pianificazione del territorio, evitando decisioni affrettate che potrebbero complicare ulteriormente il futuro del turismo balneare.


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