Dal Fatto Quotidiano – 21 marzo

Non è solo una cena. È un problema politico. E istituzionale.
Secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro avrebbe indicato e frequentato abitualmente la “Bisteccheria d’Italia” di via Tuscolana a Roma, locale riconducibile a Mauro Caroccia, condannato per intestazione fittizia dei beni del clan dei Senese.
Fin qui si potrebbe parlare di leggerezza. Ma il punto è un altro: a quei tavoli sedevano dirigenti apicali del Ministero della Giustizia e del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Non incontri occasionali, ma cene organizzate anche per festeggiare promozioni interne.
Un cortocircuito istituzionale
Il nodo è evidente: chi gestisce il sistema penitenziario e la giustizia italiana si ritrova in un locale collegato a un soggetto condannato e riconducibile a un ambiente criminale. Il tutto con il sottosegretario che, di fatto, svolge un ruolo di riferimento e promotore.
Non è una questione penale. È una questione di opportunità, di credibilità e di rispetto delle istituzioni.
La rete di relazioni
La fotografia pubblicata mostra la presenza di figure chiave del Ministero e del Dap. Non funzionari qualsiasi, ma dirigenti che ricoprono ruoli strategici nella gestione della giustizia e delle carceri.
Il dato politico è chiaro: non un episodio isolato, ma un sistema di relazioni che solleva interrogativi pesanti su trasparenza, controllo e senso delle istituzioni.
Il punto politico
Un sottosegretario alla Giustizia deve evitare anche solo il sospetto di ambiguità. Qui invece siamo oltre: siamo davanti a una gestione disinvolta dei rapporti, incompatibile con il ruolo ricoperto.
Non basta dire “non sapevo”. Perché chi governa ha il dovere di sapere. E soprattutto di evitare.
La domanda resta aperta: può chiudersi tutto con una polemica giornalistica o siamo davanti a un caso che richiede chiarimenti politici seri?
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