Rassegna stampa | Dal Fatto Quotidiano, articolo firmato da Grasso e Tullio Saba

Il caso dei presunti dossier sui giornalisti del Secolo XIX torna al centro del dibattito politico ligure dopo la ricostruzione del Fatto Quotidiano, che individua nel file del vademecum “Risposta di Bucci” tracce informatiche e collegamenti con i report dell’ufficio stampa della Regione.
GENOVA – Quando un pasticcio diventa pubblico, spesso restano soltanto smentite, correzioni e scaricabarile. Ma in questa vicenda, secondo quanto ricostruito dal Fatto Quotidiano, a parlare sarebbero soprattutto le tracce digitali lasciate nei file. Ed è proprio da lì che emerge un nuovo tassello nel caso dei presunti dossieraggi ai giornalisti del Secolo XIX e del documento chiamato “Risposta di Bucci”, il vademecum con cui si sarebbe tentato di orientare la linea editoriale del quotidiano in favore del centrodestra durante la campagna elettorale comunale di Genova poi vinta da Silvia Salis.
Secondo l’articolo, il file Word originale di quel documento sarebbe stato prodotto sul computer di Alfonso Lavarello, figura considerata vicina agli interessi dell’editore del quotidiano, Gianluigi Aponte. Non solo: nel testo comparirebbero riferimenti letterali al dossier “aprile-maggio 2025 Uff. stampa Regione”, cioè uno dei report che il portavoce di Marco Bucci, Federico Casabella, avrebbe rivendicato davanti all’Ordine dei giornalisti.
Se confermato, il quadro descritto dal Fatto indebolirebbe ulteriormente la versione pubblica fornita dal presidente della Regione Liguria. Bucci, infatti, in un primo momento aveva preso le distanze dal documento, sostenendo che non fosse “roba nostra”, salvo poi correggere il tiro, lasciando intendere che si trattasse di una sorta di “risposta”. Allo stesso modo aveva negato rapporti diretti con l’editore sul tema dei dossier, affermando di interfacciarsi solo con il direttore del giornale, Michele Brambilla.
Il contenuto del vademecum, sempre secondo la ricostruzione pubblicata, appare particolarmente invasivo. Si parla di necessità di “riequilibrio” del giornale, accusato di favorire “subdolamente” Silvia Salis, e vengono suggeriti temi e tagli editoriali che andrebbero ben oltre la normale dialettica politica con la stampa. Tra gli esempi citati: la proposta di un servizio su come sarebbe cambiata Genova negli anni del governo Bucci, l’invito a valorizzare la rimonta dei candidati sfavoriti – un evidente riferimento a Pietro Piciocchi – e perfino richiami all’equilibrio nei titoli e agli spazi da riservare ai candidati minori.
Il punto più delicato, però, è che quelle osservazioni richiamerebbero in modo quasi letterale gli stessi appunti raccolti nei dossier attribuiti allo staff del presidente regionale: la prima pagina del Secolo XIX su Silvia Salis “vicina al colpo del ko”, la scarsa visibilità data alla visita di Matteo Salvini a Genova, la citazione di Salis in un’intervista a Bucci. Elementi che, accostati, farebbero pensare a un collegamento diretto tra i report dell’ufficio stampa regionale e il documento inviato all’editore.
La cronologia riportata dal Fatto Quotidiano è un altro aspetto centrale. La prima bozza del file Word sarebbe stata creata il 10 maggio 2025, due giorni dopo un duro scambio tra Bucci e il direttore Brambilla. Il 13 maggio 2025 alle 11.07 il documento sarebbe stato trasformato in Pdf. Poche ore dopo, alle 16.01, l’amministratore delegato del Secolo XIX, Pierfrancesco Vago, avrebbe inviato quel Pdf a Brambilla insieme al dossier “aprile-maggio”, accompagnandolo con una frase significativa: “Mi chiami appena può, così le spiego. La sto solamente mettendo in cc di conversazioni che abbiamo a latere per tenere gli animi calmi”.
È proprio questo passaggio a rendere la vicenda ancora più pesante sul piano politico e giornalistico. Perché se davvero il documento nasce in un ambito vicino all’editore, ma utilizza materiali elaborati dallo staff comunicazione della Regione, allora cade la distinzione netta finora rivendicata tra iniziativa politica, attività dell’ufficio stampa e interlocuzione con il vertice editoriale del quotidiano.
Il Fatto riferisce anche di aver chiesto un commento ad Alfonso Lavarello, senza ricevere risposta. La domanda posta era semplice ma decisiva: perché il suo nome compare nei metadati di un documento così delicato, nel quale vengono richiamati i presunti dossier contro i giornalisti del Secolo XIX?
La questione ormai non riguarda più soltanto un presunto conflitto tra politica e informazione. Riguarda il metodo. E cioè l’idea, gravissima, che si possa tentare di orientare la linea editoriale di un quotidiano attraverso pressioni, schede interne, appunti sui giornalisti e “desiderata” confezionati fuori dalle sedi ufficiali. In un sistema democratico, è un terreno scivoloso. E più emergono dettagli, più diventa difficile liquidare tutto come un malinteso.
Fonte: sintesi e rielaborazione per rassegna stampa da articolo del Fatto Quotidiano, firma Grasso e Tullio Saba.
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