“Gronda di Genova, dopo 15 anni di propaganda arriva la resa: il progetto è da rifare. Avevano ragione i territori, non la politica.”

Genova, 16 marzo 2026 – Per anni è stata raccontata come un’opera indispensabile, strategica, intoccabile. Oggi, invece, la Gronda di Genova viene improvvisamente rimessa in discussione dagli stessi che l’hanno difesa per oltre un decennio.

Il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi ha infatti ammesso che il progetto attuale sarebbe troppo impattante, troppo costoso e difficilmente cantierabile. Tradotto: così com’è, non funziona e va cambiato.

Una presa di posizione che segna un passaggio politico rilevante e che conferma, con anni di ritardo, quanto denunciato a più riprese dal Movimento 5 Stelle.

Quindici anni di critiche ignorate

“Sono almeno quindici anni che lo diciamo: il progetto della Gronda è fuori scala, economicamente insostenibile e con un impatto ambientale pesantissimo”.

Lo dichiarano i portavoce del Movimento 5 Stelle Liguria, che ricordano come nel tempo siano stati prodotti studi, analisi tecniche e proposte alternative rimaste sistematicamente inascoltate.

Nel frattempo, chi sollevava dubbi veniva etichettato come contrario allo sviluppo o nemico delle infrastrutture. Oggi, però, la realtà presenta il conto.

Il cambio di linea del centrodestra

Le parole di Rixi rappresentano una rottura evidente rispetto alla narrazione portata avanti per anni dal centrodestra ligure e nazionale. Non più un’opera “necessaria a ogni costo”, ma un progetto da ripensare perché troppo invasivo.

“Fa quasi sorridere – sottolinea il M5S – sentire oggi le stesse istituzioni ammettere che il tracciato uscito dal dibattito pubblico era il più impattante. È esattamente quello che abbiamo sempre sostenuto”.

Infrastrutture sì, ma utili e sostenibili

Il punto politico resta chiaro: non è in discussione la necessità di migliorare la mobilità e la rete infrastrutturale, ma il modo in cui si progettano e si realizzano le opere.

“Servono infrastrutture davvero utili, sostenibili e realizzabili. Basta grandi opere pensate per la propaganda e non per risolvere i problemi reali. La priorità deve tornare a essere la manutenzione della rete esistente, la sicurezza e l’efficienza del sistema”.

“Ora qualcuno chieda scusa”

Il passaggio più politico è però quello finale.

“Per anni siamo stati attaccati per aver contestato un progetto che oggi gli stessi promotori definiscono eccessivamente impattante e da rifare. Prima di aprire nuovi tavoli, qualcuno dovrebbe avere l’onestà di chiedere scusa”.

Una richiesta che fotografa bene il ribaltamento della narrazione: da opera simbolo del centrodestra a progetto da riscrivere.

Una lezione politica

La vicenda della Gronda lascia una lezione chiara: quando la politica ignora dati tecnici, territorio e buon senso, il rischio è quello di inseguire per anni progetti irrealizzabili, con spreco di tempo e risorse pubbliche.

Per 15 anni ci hanno detto che la Gronda era indispensabile. Oggi è la stessa destra ad ammettere che quel progetto era sbagliato. Non era ideologia: era buonsenso.


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