Marco Bucci e il caso dei presunti dossier ai giornalisti del Secolo XIX: il governatore della Liguria cambia versione mentre Procura e Ordine dei giornalisti indagano sul possibile tentativo di influenzare la linea editoriale del quotidiano.

Bucci e il caso dei dossier ai giornalisti: il dietrofront che riapre il tema della libertà di stampa

GENOVA – Il caso dei presunti dossieraggi contro i giornalisti del Secolo XIX continua ad agitare la politica ligure. E nelle ultime ore il governatore della Regione Liguria, Marco Bucci, ha compiuto un clamoroso cambio di versione sul documento che avrebbe indicato al giornale una linea editoriale più favorevole al centrodestra durante la campagna elettorale comunale del 2025.

Secondo quanto ricostruito da Il Fatto Quotidiano, il governatore inizialmente aveva negato qualsiasi coinvolgimento nel documento più controverso della vicenda: un vero e proprio “vademecum” con suggerimenti su servizi, interviste e impostazione editoriale che il quotidiano avrebbe dovuto adottare per riequilibrare la copertura politica.

Da “non è roba nostra” alla tesi della “risposta”: il cambio di versione di Bucci è il punto politico che riaccende il caso.

Il testo, intitolato “Risposta del governatore Bucci”, conteneva indicazioni piuttosto esplicite: realizzare interviste a esponenti nazionali del centrodestra, pubblicare servizi su come sarebbe cambiata Genova negli anni dell’amministrazione Bucci e dare maggiore spazio ai candidati minori. Tra i suggerimenti compariva anche l’idea di raccontare casi in cui candidati sfavoriti nei sondaggi avessero poi ribaltato i pronostici elettorali.

Secondo la ricostruzione giornalistica, l’obiettivo sarebbe stato quello di riequilibrare il “bilancino politico” del quotidiano, ritenuto troppo favorevole alla candidata progressista Silvia Salis durante la campagna elettorale.

Il cambio di versione

Nella prima conferenza stampa sulla vicenda, il governatore aveva respinto ogni responsabilità: “Non è roba nostra”, aveva ripetuto più volte insieme al suo portavoce Federico Casabella.

Nel giro di meno di ventiquattro ore, però, la linea difensiva è cambiata. Bucci ha dichiarato che il documento – che sarebbe stato inviato dall’editore al direttore del giornale – rappresenterebbe una “risposta” a una richiesta precedente. Una posizione che segna un evidente spostamento rispetto alla versione iniziale: dalla negazione della paternità del documento alla tesi secondo cui quel testo sarebbe stato redatto come replica a una sollecitazione.

Il punto politico

Il tema non è solo chi abbia scritto quel documento, ma il fatto stesso che un presidente di Regione o il suo entourage possano sentirsi autorizzati a indicare a un giornale cosa pubblicare, come farlo e con quale equilibrio politico.

Indagini e scontro aperto

La vicenda ha ormai assunto una dimensione istituzionale. Sul caso sono infatti aperte un’indagine della Procura di Genova e un’istruttoria dell’Ordine dei giornalisti della Liguria.

Al centro degli accertamenti ci sono i presunti dossier preparati dallo staff del governatore sui giornalisti del quotidiano. Secondo le accuse, questi documenti sarebbero stati redatti con risorse pubbliche e inviati all’editore del giornale.

Il portavoce di Bucci ha sostenuto che si trattasse semplicemente di rassegne stampa condivise con il direttore del quotidiano. Una ricostruzione respinta dallo stesso direttore, che ha presentato querela sostenendo di essere stato vittima di quei dossier.

Lo scontro, nel frattempo, si è ulteriormente inasprito. Il governatore ha diffuso alcune chat scambiate con il direttore del giornale per dimostrare l’esistenza di un rapporto di collaborazione e per sostenere che quelle segnalazioni fossero gradite.

Quando la politica non tollera le critiche

Al di là delle responsabilità giudiziarie che saranno chiarite dalle indagini, la vicenda pone un tema politico più ampio e più inquietante.

Marco Bucci, con questo atteggiamento, dà l’impressione di voler governare non solo le istituzioni ma anche il racconto pubblico del proprio operato. Ed è qui che il caso genovese supera i confini locali e diventa un problema democratico.

Purtroppo non si tratta di un episodio isolato. Sempre più spesso la politica, a tutti i livelli istituzionali – dai sindaci dei piccoli centri fino ai vertici delle grandi città e delle Regioni – mostra una crescente insofferenza verso le critiche della stampa e verso ogni forma di pensiero libero non allineato.

La critica, invece, è il sale della democrazia. Il giornalismo non deve essere compiacente, né addomesticato, né disponibile a riequilibri suggeriti dal potere. Deve fare domande, verificare, disturbare quando serve. È questo il suo ruolo.

Il rischio è che si consolidi una cultura politica in cui il dissenso venga vissuto come un fastidio da zittire e l’autonomia dell’informazione come un ostacolo da aggirare. Un clima che appare ancora più preoccupante se inserito in un contesto nazionale in cui, troppo spesso, chi governa mostra scarsa tolleranza verso le voci critiche.

Per questo il caso Bucci merita attenzione. Non solo per ciò che sarebbe accaduto a Genova, ma perché racconta una tendenza più generale: la tentazione, sempre più diffusa, di interferire con la libera informazione e di condizionare il libero pensiero invece di confrontarsi apertamente con le critiche.


Fonte: Il Fatto Quotidiano, Marco Grasso, 14 marzo 2026.

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