Rigassificatore: per ora resta a Piombino. Si allontana l’ipotesi Vado Ligure


Una battaglia del territorio: il rigassificatore resta a Piombino. La mobilitazione di cittadini e comitati ha fatto la differenza.

Due anni di mobilitazione tra petizioni, banchetti e la catena umana sulle spiagge liguri. Il M5S savonese rivendica il risultato: «Una vittoria dei cittadini». E il caso diventa un precedente anche per la battaglia contro l’inceneritore in Val Bormida.


Il rigassificatore, almeno per ora, resterà nel porto di Piombino e non verrà trasferito davanti alla costa savonese. Una notizia che viene accolta come una vera e propria vittoria territoriale dopo due anni di mobilitazione contro l’ipotesi di spostare l’impianto al largo di Vado Ligure.

La nave rigassificatrice Italis LNG continuerà infatti ad operare nello scalo toscano dopo la proroga prevista dal Dl Infrastrutture, che consente agli impianti già autorizzati di proseguire l’attività oltre il 31 dicembre 2026 fino alla conclusione dei procedimenti amministrativi di rinnovo o nuova autorizzazione.

Una mobilitazione che ha coinvolto tutta la Liguria

Per il Movimento 5 Stelle savonese si tratta di un risultato che nasce dal basso, grazie alla mobilitazione di cittadini, comitati e associazioni che in questi anni hanno contestato con determinazione il progetto.

Un passaggio importante è stato rappresentato dalla petizione europea promossa dal M5S, che in appena una settimana ha raccolto oltre 8.000 firme ai banchetti, segno di una partecipazione popolare molto ampia.

Ma la protesta non si è fermata alle firme. Uno dei momenti simbolicamente più forti è stata la grande catena umana lungo le spiagge di mezza Liguria, che ha unito migliaia di cittadini in difesa del mare e del territorio.

Vado Ligure si allontana anche per ragioni economiche

Oltre alla pressione del territorio, c’è anche un aspetto tecnico ed economico che rende oggi molto difficile immaginare uno spostamento del rigassificatore verso la costa savonese.

Un eventuale trasferimento richiederebbe infatti importanti lavori di collegamento alla dorsale del metano della Val Bormida, con costi molto elevati e una convenienza economica limitata.

Proprio per questo motivo, l’ipotesi savonese appare oggi antieconomica rispetto ad altre soluzioni, come quella già prevista nell’area di Ravenna, indicata da tempo come possibile approdo definitivo.

Un precedente per le battaglie ambientali della provincia

La vicenda del rigassificatore lascia anche un messaggio politico chiaro: quando cittadini, comitati e amministratori lavorano insieme, è possibile incidere sulle scelte nazionali.

Un precedente che pesa anche nella nuova battaglia ambientale che sta emergendo nel Savonese, quella contro l’ipotesi di inceneritore in Val Bormida.

La partecipazione registrata nel recente incontro pubblico al Teatro Chebello di Cairo Montenotte dimostra infatti che anche su questo tema sta crescendo una mobilitazione popolare molto forte.

Per molti osservatori locali, il caso del rigassificatore rappresenta dunque qualcosa di più di una buona notizia: è la dimostrazione che il territorio può ancora farsi ascoltare e difendere le proprie scelte di sviluppo.


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