Presunti dossier sui giornalisti del Secolo XIX: l’Ordine dei giornalisti della Liguria avvia un’istruttoria mentre una parte della vicenda arriva alla Procura di Genova.

Rassegna stampa – da un articolo di Marco Grasso pubblicato su Il Fatto Quotidiano l’11 marzo 2026.

Un presunto sistema di dossieraggi nei confronti di giornalisti del Secolo XIX sarebbe stato organizzato per mesi all’interno dell’ufficio stampa della Regione Liguria. È quanto emerge da un’istruttoria avviata dall’Ordine dei giornalisti della Liguria, mentre una parte della vicenda è già stata trasmessa alla Procura di Genova.

Secondo quanto riportato, la struttura di comunicazione della Regione – finanziata con fondi pubblici – avrebbe prodotto report e dossier sui giornalisti del quotidiano genovese e sul suo direttore Michele Brambilla, ritenuti dall’entourage del presidente Marco Bucci troppo favorevoli al centrosinistra. Nei documenti sarebbe stata compilata anche una sorta di black list di giornalisti considerati “sgraditi”.

I dossier sarebbero stati inviati all’editore del giornale, la società Bluemedia guidata dall’armatore italo-svizzero Gianluigi Aponte.

Il “decalogo” per il giornale

Tra i documenti agli atti compare anche un vero e proprio decalogo con indicazioni su come il quotidiano avrebbe dovuto comportarsi durante la campagna elettorale.

Il documento, attribuito all’entourage di Bucci e inviato all’editore del Secolo XIX, suggeriva una linea editoriale che – nelle intenzioni – avrebbe dovuto riequilibrare la copertura politica. Tra i punti indicati:

  • più interviste a esponenti nazionali del centrodestra;
  • servizi su come sarebbe cambiata Genova negli anni di amministrazione Bucci;
  • inchieste sui casi in cui candidati sfavoriti hanno ribaltato i sondaggi;
  • maggiore equilibrio nei titoli;
  • più spazio ai candidati cosiddetti “minori”.

Nel documento si legge anche che “il bilancino politico del Secolo pende con strategica evidenza dalla parte della Salis”, riferendosi alla candidata progressista Silvia Salis.

L’istruttoria dell’Ordine dei giornalisti

L’inchiesta dell’Ordine dei giornalisti della Liguria è partita da un esposto anonimo accompagnato da un dossier di 23 pagine. Nelle ultime settimane sono stati convocati diversi capi delle redazioni genovesi, tra cui quelli di Ansa e Repubblica, e sono stati ascoltati anche numerosi giornalisti del Secolo XIX citati nei report.

La paternità dei documenti è stata rivendicata da Federico Casabella e Diego Pistacchi, entrambi nello staff di Bucci ed ex giornalisti del Giornale. Secondo la loro versione non si tratterebbe di dossier ma di una normale mappatura dei media destinata a uso interno.

Casabella ha inoltre sostenuto l’esistenza di un presunto accordo tra Bucci e il direttore del Secolo XIX Michele Brambilla, tesi che quest’ultimo ha però respinto durante l’audizione del 28 gennaio.

Brambilla ha anzi dichiarato di essere stato a sua volta vittima di pressioni, sostenendo che i report sarebbero stati inviati direttamente al suo editore. L’Ordine dei giornalisti ha archiviato la sua posizione e il direttore ha querelato per diffamazione Casabella.

I contenuti dei report

Dai documenti emergerebbe una sorveglianza molto dettagliata dell’attività giornalistica del quotidiano. Nei report vengono segnalati articoli, titoli, fotografie e persino post sui social.

Tra gli episodi citati:

  • le critiche per alcune foto considerate poco favorevoli a Bucci rispetto a quelle della candidata Silvia Salis;
  • le osservazioni su titoli riguardanti la malattia del governatore;
  • le contestazioni ad articoli sulla fuga dei giovani all’estero;
  • commenti su post social e articoli firmati da diversi cronisti del giornale.

Secondo quanto emerge, l’attenzione dei report riguardava anche dettagli apparentemente minori, come la scelta delle immagini o la presenza del direttore a eventi sociali legati alla campagna elettorale.

Il precedente sul controllo del quotidiano

La vicenda riporta alla memoria un episodio precedente. Nei primi mesi del 2024 il Secolo XIX era stato oggetto di un tentativo di acquisizione da parte di una cordata di imprenditori guidata da Aldo Spinelli, con l’interessamento dell’allora presidente della Regione Giovanni Toti. L’operazione si era poi conclusa con l’acquisto del quotidiano da parte di Gianluigi Aponte.

Secondo l’interpretazione riportata nell’articolo, l’idea di influenzare il principale quotidiano genovese non sarebbe mai del tutto tramontata.

Fonte: Marco Grasso, “Liguria, dossier sui giornalisti del Secolo XIX”, Il Fatto Quotidiano, 11 marzo 2026.


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