
Conte chiama le opposizioni per una posizione comune sull’Ucraina e sul ruolo dell’Europa nei negoziati di pace.
Una telefonata a tutti i leader delle opposizioni, con una sola eccezione: Carlo Calenda. È con questa mossa che Giuseppe Conte ha provato a riaprire il dialogo nel campo progressista in vista delle comunicazioni al Parlamento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. L’obiettivo dichiarato è costruire una risoluzione comune sull’Ucraina, spostando il baricentro del confronto: non più il tema dell’invio di armi, su cui il Parlamento si è già espresso, ma il ruolo che l’Unione europea dovrebbe assumere per promuovere un percorso di pace.
Dietro la proposta, però, c’è anche una questione politica più ampia. Conte tenta di dare finalmente un contenuto concreto a quella formula – il cosiddetto “campo largo” – che negli ultimi anni è stata evocata più come slogan elettorale che come progetto politico reale.
Dal dibattito sulle armi alla diplomazia europea
Il ragionamento del leader del Movimento 5 Stelle è semplice: continuare a litigare sull’invio di armi all’Ucraina rischia di lasciare l’opposizione intrappolata in uno schema sterile, mentre il Parlamento ha già votato più volte su questo punto. Meglio allora spostare il confronto su un terreno diverso, quello del ruolo dell’Europa nella ricerca di una soluzione diplomatica.
Un passaggio che, almeno sulla carta, potrebbe permettere una convergenza tra Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, ma anche con forze più centriste come Più Europa e Italia Viva. Non è un dettaglio: trovare una posizione comune su un tema internazionale così delicato significherebbe dimostrare che l’opposizione può provare a ragionare come una possibile alternativa di governo.
Le divisioni dentro l’opposizione
Naturalmente il percorso è tutt’altro che semplice. All’interno del Partito Democratico resta forte l’area più atlantista, che negli ultimi mesi ha attaccato duramente Conte per la sua contrarietà all’invio di armi a Kiev.
Non è quindi scontato che la proposta riesca a trasformarsi davvero in una risoluzione condivisa. Ma proprio per questo la mossa dell’ex presidente del Consiglio ha un valore politico preciso: provare a mettere le altre opposizioni di fronte a una scelta. Continuare a dividersi oppure tentare di costruire una posizione comune almeno su alcuni grandi dossier internazionali.
Dal Movimento fanno sapere che le prime reazioni sarebbero state complessivamente positive e che Conte si sarebbe mosso con un atteggiamento volutamente costruttivo, evitando polemiche pubbliche.
Il nodo energetico e la linea del Movimento
Negli ultimi giorni Conte ha ribadito anche un’altra posizione che segna un cambio di tono nel dibattito politico: in questo contesto non si può comprare gas da Mosca. Un messaggio che prova a tenere insieme due elementi: il sostegno all’Ucraina e la richiesta di un ruolo politico più incisivo dell’Europa nella ricerca di una soluzione negoziale.
È una linea che si distingue sia dall’approccio della destra di governo – spesso oscillante tra propaganda e realismo opportunistico – sia da una parte dell’opposizione che continua a leggere il conflitto esclusivamente in chiave militare.
L’iniziativa europea del Movimento
Nel frattempo il Movimento 5 Stelle prova a muoversi anche sul piano europeo. A Strasburgo l’eurodeputato Danilo Della Valle ha organizzato una tavola rotonda dal titolo “La guerra in Iran: proposte per evitare la terza guerra mondiale”, con la partecipazione di esponenti di diversi gruppi progressisti europei.
All’incontro partecipano rappresentanti di The Left, dei Verdi e dei liberali di Renew, oltre alla socialista spagnola Hana Jalloul Muro. Un segnale politico non casuale: l’iniziativa nasce anche per manifestare vicinanza alla linea del premier spagnolo Pedro Sánchez, che nelle ultime settimane si è distinto per una posizione critica rispetto all’escalation militare e all’uso delle basi spagnole.
L’incontro, spiegano dal Movimento, è aperto a tutti i parlamentari europei, compresi quelli del Partito Democratico. Anche qui il messaggio è chiaro: provare a costruire un dialogo tra le diverse anime progressiste europee.
Un test per capire se il campo largo esiste davvero
La telefonata di Conte, in fondo, è anche un test politico. Per anni si è parlato di campo largo come se fosse una formula magica capace di unire automaticamente forze molto diverse tra loro. La realtà, però, è che su quasi tutti i grandi temi – dalla politica estera alla transizione energetica – le divisioni sono rimaste profonde.
La proposta di una risoluzione comune sull’Ucraina prova a ribaltare questo schema: prima si costruiscono contenuti e posizioni condivise, poi eventualmente si parla di alleanze.
Se l’operazione riuscirà lo diranno i prossimi giorni. Ma una cosa appare evidente: senza un minimo di sintesi politica, il campo largo rischia di restare soltanto un’espressione retorica. E Conte sembra aver deciso di metterlo alla prova.
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