
Turni superiori alle 13 ore al giorno, oltre 70 ore settimanali nonostante il limite di legge fissato a 48. Riposi spesso saltati. Attività clinica ridotta al minimo, sostituita da burocrazia e mansioni improprie.
È quanto denunciano i medici specializzandi del Policlinico universitario di Modena. Ma non si tratta di un caso isolato. Secondo questionari anonimi inviati al Ministero dell’Università e dati ricavati dai cartellini elettronici, la situazione sarebbe diffusa in molte strutture italiane, da nord a sud.
L’accusa: “Illegalità evidenti e verificabili”
Il rappresentante dell’Associazione Liberi Specializzandi, Massimino Minerva, ha scritto una dura lettera alla rettrice dell’Università di Modena e Reggio Emilia, Rita Cucchiara, mettendo in copia l’Ispettorato del lavoro.
Secondo quanto denunciato, l’ateneo avrebbe pubblicato i questionari senza analizzarne il contenuto, nonostante emergano “illegalità facilmente verificabili attraverso i sistemi informatici”.
Un passaggio che chiama in causa responsabilità precise.
Il problema non è solo il carico di lavoro
Il segretario nazionale Anaao Giovani, Gianmaria Liuzzi, punta il dito su un altro nodo: la formazione.
- Gran parte del tempo speso tra cartelle cliniche e burocrazia;
- Poca pratica clinica reale;
- Sala operatoria ridotta al minimo;
- Mansioni demansionanti.
Il 30% degli specializzandi in chirurgia abbandona il percorso. Cresce la fuga verso l’estero o verso specializzazioni più remunerative nel privato.
La domanda è semplice: chi si farebbe operare da un medico che ha lavorato il doppio delle ore consentite e che ha eseguito pochi interventi durante la formazione?
Il nodo del “decreto Calabria”
Dal 2018 il cosiddetto “decreto Calabria” ha consentito a circa 5.000 specializzandi dal secondo anno di essere assunti come dirigenti medici negli ospedali, soprattutto non universitari, con un contratto a tempo indeterminato e circa 2.400 euro netti al mese.
Gli altri oltre 43.000 sono rimasti nei policlinici universitari con una retribuzione lorda annua di circa 22.700 euro.
Il confronto con l’estero è impietoso:
- Svizzera: 79-102 mila euro annui;
- Regno Unito: 33-55 mila euro;
- Germania: 36-45 mila euro.
In teoria dovrebbero svolgere massimo 38 ore assistenziali più 4 di teoria. Nella realtà, secondo le denunce, le ore sarebbero quasi il doppio, con tutor spesso assenti o impegnati in attività privata.
Una bomba a orologeria per la sanità pubblica
Si aggiunge un altro dato preoccupante: le scuole di anatomia patologica e radioterapia sono sempre meno attrattive, nonostante la prospettiva di un aumento delle diagnosi oncologiche nei prossimi anni.
Se oggi si svuota la formazione, domani si svuotano i reparti.
Il tema non è corporativo. È strutturale. La sanità pubblica italiana si regge sempre più su giovani medici sottopagati, sovraccarichi e poco formati sul campo.
E a pagarne il prezzo non saranno solo loro. Saranno i pazienti.
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