La questione dei miasmi provenienti dal biodigestore di Ferrania torna al centro del dibattito pubblico e riaccende una domanda che in Val Bormida si fa ogni giorno più pressante: con le criticità ambientali ancora aperte, è davvero sostenibile pensare a un nuovo impianto impattante come un inceneritore?


Mirri scrive a Iren e alla Provincia

Il sindaco di Carcare, Rodolfo Mirri, ha inviato una richiesta formale di chiarimenti a Iren e alla Provincia di Savona, ente responsabile delle autorizzazioni ambientali.

Nella missiva sottolinea come i residenti della frazione Vispa continuino a segnalare persistenti cattivi odori provenienti dall’impianto.

  • Verifiche puntuali sul rispetto delle autorizzazioni;
  • Controlli sull’efficacia dei sistemi di abbattimento delle emissioni;
  • Accertamenti sulla corretta gestione dell’impianto;
  • Convocazione urgente di un incontro istituzionale con Provincia e società.

Quando le criticità sono ripetute, è dovere delle istituzioni intervenire con tempestività.


La replica di Iren

La società precisa di essere intervenuta sui biofiltri per risolvere un problema tecnico sugli scrubber (torri di lavaggio), il cui funzionamento sarebbe stato alterato dal gelo.

Annunciati:

  • Interventi di efficientamento generale;
  • Copertura dei biofiltri per proteggerli da freddo e caldo;
  • Miglioramenti strutturali nelle prossime settimane.

Lambertini: miglioramenti sì, ma non basta

Il sindaco di Cairo Montenotte, Paolo Lambertini, riconosce un miglioramento rispetto alla gestione iniziale, ma sottolinea che in alcune circostanze gli odori restano fastidiosi e ciò non deve accadere.

Secondo Lambertini, Iren deve concretizzare interventi e investimenti definitivi. Difende inoltre la richiesta di chiarimenti avanzata da Mirri: rappresentare i disagi del territorio è un diritto-dovere istituzionale.

Sul termovalorizzatore la posizione si fa ancora più netta: la condizione per aprire un confronto era un piano immediato di miglioramento ambientale per Cairo. Piano che, allo stato attuale, non risulta visibile.

Richiamati anche i precedenti contenziosi ambientali e la richiesta di uno studio epidemiologico già inoltrata lo scorso anno.


Il nodo centrale: può la Valle sopportare un altro impianto?

La Val Bormida vive da decenni una fragilità ambientale strutturale. Se un impianto autorizzato e operativo continua a generare disagi tali da richiedere lettere formali e tavoli istituzionali, la domanda diventa inevitabile:

Come si può pensare di aggiungere un termovalorizzatore con un impatto ambientale ben più rilevante?

Un inceneritore comporta:

  • Emissioni in atmosfera;
  • Produzione di ceneri e scorie;
  • Traffico pesante continuo;
  • Impatto sull’attrattività del territorio.

Prima di parlare di nuovi impianti, occorre dimostrare che quelli esistenti funzionano senza creare ulteriori pressioni ambientali.

La Val Bormida non è una pagina bianca. È un territorio che attende bonifiche complete, studi aggiornati e una strategia di rilancio realmente sostenibile.

Questa è una questione di coerenza istituzionale. Ma soprattutto di rispetto verso chi in questa Valle vive ogni giorno.


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