
L’articolo di Lorenzo Chiarelli de Il Fatto Quotidiano fotografa una contraddizione solo apparente: Mosca sarebbe impantanata, Vladimir Putin indebolito, eppure in Europa si accelera sul riarmo.
In realtà non c’è alcun paradosso. Se la Russia non ha raggiunto gli obiettivi iniziali dell’invasione, resta comunque un attore militare aggressivo che ha rotto definitivamente l’equilibrio di sicurezza nel continente. L’idea che l’Europa potesse vivere di sola diplomazia e interdipendenza economica si è infranta nel 2022.
Il rafforzamento della difesa europea non è un premio a Putin, ma la presa d’atto che la sicurezza non può più essere delegata interamente alla NATO né affidata esclusivamente alle sanzioni economiche. L’Unione Europea sta tentando di colmare un ritardo storico in termini di autonomia strategica.
Resta però una questione politica centrale: il riarmo deve essere accompagnato da una strategia diplomatica credibile e da un progetto politico europeo forte. Altrimenti si rischia di trasformare una risposta necessaria in una corsa senza visione.
La vera sconfitta non sarebbe quella di Mosca, ma quella di un’Europa incapace di coniugare sicurezza, coesione e prospettiva di pace.
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