
Oltre duecento cittadini hanno atteso il presidente della Regione Marco Bucci davanti alle Funivie di Cairo Montenotte per dire no all’ipotesi di un termovalorizzatore in Val Bormida.
Non una protesta generica, ma un confronto diretto, documentato da una registrazione audio del vivace scambio tra il governatore e i manifestanti.
Il contrasto: “Perché protestate?”
Bucci ha esordito con una domanda:
«Non comprendo il motivo della protesta, nessuno finora ha detto che il termovalorizzatore sarà realizzato in Valbormida».
Dal presidio la replica è stata immediata: la Valle non vuole attendere decisioni già prese altrove. La mobilitazione nasce proprio dalla volontà di prevenire una scelta calata dall’alto.
Quando Bucci ha parlato di occupazione e di necessità di chiudere il ciclo dei rifiuti, si è alzato il coro:
«Il lavoro non si baratta con la salute».
Il punto di frizione è stato chiaro: per la Regione il tema è industriale ed energetico; per i cittadini è sanitario e ambientale.

Le ragioni di Daniela
Nella registrazione emerge con forza l’intervento della portavoce del Coordinamento, Daniela:
- la Val Bormida è già territorio compromesso, con criticità ambientali documentate;
- parlare oggi di inceneritore significa ignorare un passato industriale pesante;
- la vera alternativa è economia circolare spinta, non combustione.
Sono stati richiamati anche dati concreti:
- l’esperienza del PIG del Gerbido (Torino), che nel 2016 ha prodotto circa il 25% di rifiuti speciali sotto forma di ceneri;
- il caso delle 21.000 tonnellate di ceneri rinvenute in un capannone a Bragno, provenienti proprio dall’inceneritore torinese;
- il nodo sanitario legato alle polveri ultrafini e alle nanoparticelle descritto da diversi studi scientifici indipendenti;
- l’esempio di Copenaghen, dove l’impianto Amager Bakke ha costretto la Danimarca a importare rifiuti e a rivedere al ribasso la capacità di incenerimento.
Nella registrazione si sente chiaramente la richiesta di coerenza: se si parla di qualità della vita come priorità, allora la Valle – già segnata da decenni di industrie pesanti – non può diventare l’area di compensazione dei fallimenti nella raccolta differenziata metropolitana.

Il nodo politico
Bucci ha ribadito che l’iter è solo all’inizio e che o si sceglie il termovalorizzatore oppure si porta la differenziata al 100%.
Proprio quest’ultima ipotesi è stata accolta con favore dai presenti, che hanno ricordato come la Val Bormida abbia percentuali virtuose e non necessiti di nuovi impianti impattanti.
Il messaggio uscito dal presidio è netto: la mobilitazione non è contro qualcuno, ma contro un modello.

Prossimo passo: riempire il teatro
Daniela ha chiuso con un appello:
«Solo la partecipazione popolare potrà fermare questa speculazione. Ora dobbiamo riempire il teatro l’11 marzo».
La battaglia entra in una fase nuova. La piazza ha dimostrato che la Valle è vigile. Ora si prepara a far sentire la propria voce anche nelle sedi istituzionali.
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