La Val Bormida scende in piazza contro l’ipotesi termovalorizzatore

Si accende il confronto in Val Bormida. Oggi pomeriggio, in occasione della visita del presidente della Regione Marco Bucci alle funivie di Cairo Montenotte, il Coordinamento No Inceneritore organizza un presidio a Bragno, in corso Stalingrado, davanti allo stabilimento di Italiana Coke.

Un segnale chiaro: il territorio non intende diventare il terminale dei rifiuti regionali.


Clima rovente

Le manifestazioni di interesse per la realizzazione dell’impianto – con siti che guardano anche alla Val Bormida – hanno riacceso la mobilitazione. Gli ambientalisti denunciano il rischio di una scelta calata dall’alto e chiedono che prima di qualsiasi decisione venga completato lo studio epidemiologico sulla valle.

Una richiesta sostenuta anche in Consiglio regionale dal consigliere di AVS Jan Casella: gli ultimi dati sanitari completi risalgono a oltre dieci anni fa. In un territorio segnato da decenni di pressione industriale, la prudenza non è un’opinione ma un dovere istituzionale.


Il nodo Italiana Coke

Tra le ipotesi in campo, quella di una riconversione dell’area Italiana Coke in partnership con operatori del settore rifiuti. Una prospettiva vista con favore da parte di Uil e Cisl per la tutela occupazionale, ma su cui la Cgil frena: oltre 400 lavoratori tra diretti e indotto non sarebbero garantiti da un impianto di incenerimento.

La domanda resta politica: qual è il modello di sviluppo per la Val Bormida? Industria pesante e rifiuti o bonifiche, innovazione e qualità ambientale?


Un territorio che chiede rispetto

Restano aperte le emergenze del Savonese: sanità in affanno, crisi industriali, infrastrutture promesse e mai completate. Il territorio ha bisogno di atti concreti, non di passerelle.

Con l’ospedale si vive, con l’inceneritore si muore.

La Val Bormida non è disponibile a pagare ancora una volta il prezzo delle scelte sbagliate altrui.