
Scade domani il termine fissato da Arlir per la presentazione delle manifestazioni di interesse alla costruzione del primo termovalorizzatore della Liguria. Non si tratta ancora del bando definitivo, ma di un primo passaggio formale che apre la strada a una gara vera e propria nei prossimi mesi.
L’impianto previsto dovrebbe trattare almeno 220 mila tonnellate annue di rifiuti indifferenziati, con l’obiettivo dichiarato dalla Regione di raggiungere l’autosufficienza e ridurre il conferimento fuori regione, oggi diretto soprattutto verso Piemonte e Lombardia.
Un iter che può durare 7 anni
Anche nelle ipotesi più ottimistiche, i tempi non saranno brevi:
- 3-4 anni per l’iter autorizzativo;
- circa 1 anno per il bando e l’aggiudicazione;
- 30-40 mesi per la costruzione;
- 6 mesi per il collaudo.
In totale, almeno 6-7 anni prima dell’eventuale entrata in funzione dell’impianto. Senza considerare possibili ricorsi, osservazioni e contenziosi.
Genova o Val Bormida?
Massima riservatezza fino all’apertura delle buste. Tuttavia, le ipotesi circolate nelle ultime settimane indicano due possibili poli:
- Genova, dove Amiu ha scelto di non partecipare direttamente all’avviso esplorativo, aprendo un confronto acceso e un ricorso al Tar;
- Val Bormida, nel Savonese, nonostante la ferma opposizione dei comitati locali e di una parte del centrosinistra regionale.
Proprio la Val Bormida rappresenta il fronte più caldo. Un territorio già segnato da servitù industriali e criticità ambientali che rivendica con forza il diritto a un modello di sviluppo diverso.
Una scelta politica prima ancora che tecnica
La Regione confida nella partecipazione di grandi player nazionali del settore. Ma il nodo centrale non è solo industriale: è politico.
La localizzazione dell’impianto aprirà un confronto inevitabile con i territori. Le opposizioni parlano di tempi troppo rapidi e di un confronto avviato solo a decisioni già impostate.
La mobilitazione non si fermerà
La scadenza di domani non chiude la partita. La apre.
Se le proposte saranno ritenute valide, si passerà al bando vero e proprio. Poi autorizzazioni, studi di impatto ambientale, osservazioni pubbliche, eventuali ricorsi.
La battaglia contro l’inceneritore – in particolare in Val Bormida – si preannuncia lunga, strutturata e determinata.
Non si tratta solo di un impianto. Si tratta di decidere quale futuro ambientale, sanitario ed economico si vuole per la Liguria.
