A Varazze il tema dell’accesso agli atti continua a tenere banco e torna prepotentemente al centro del confronto politico. Non è una questione “burocratica”: è una questione di democrazia. Se chi siede in Consiglio comunale non riesce a ottenere documenti e informazioni nei tempi e nei modi dovuti, il controllo sull’operato dell’amministrazione diventa un percorso a ostacoli.

Dalla modifica del regolamento approvata in Consiglio comunale nell’aprile 2023, non sono mancati botta e risposta tra opposizione, sindaco Luigi Pierfederici e vicesindaco Filippo Piacentini. Nelle ultime ore, però, una nuova richiesta del consigliere comunale di “Varazze Domani” Gianantonio Cerruti ha riacceso i riflettori sulla questione.

Le richieste: piazza Vittorio Veneto e percolato della discarica

Cerruti ricorda un principio elementare: la funzione del consigliere comunale, soprattutto di opposizione, è la verifica degli atti amministrativi. Per esercitarla, un consigliere deve poter accedere a documenti e informazioni in possesso del Comune.

Nel dettaglio, il consigliere spiega di aver chiesto in data 15 dicembre 2025:

  • il progetto esecutivo di riqualificazione di Piazza Vittorio Veneto;
  • la corrispondenza tra Comune e Regione ai fini della revisione dei costi.

L’obiettivo dichiarato era verificare se fossero state affrontate criticità già individuate nel PFTE: voci di spesa rilevanti, mancanza di alternative progettuali, prezzi ritenuti non giustificati (tra cui, cita Cerruti, la presenza di “Poseidone” per oltre 300 mila euro).

Successivamente, in data 27 dicembre 2025, Cerruti afferma di aver richiesto anche la documentazione relativa alla gestione del percolato della discarica:

  • le fatture tra Comune di Varazze e Consorzio Depurazione Acque del Savonese S.p.A.;
  • le determine di impegno di spesa dall’anno 2013.

“Quattro documenti al mese”: tempi che scoraggiano il controllo

Secondo quanto riferito dal consigliere, la documentazione non sarebbe arrivata nei termini previsti dal regolamento (30 giorni, come per un cittadino). Dopo ulteriori solleciti via PEC e un accesso personale agli uffici, Cerruti racconta di essersi sentito rispondere che i documenti sul percolato sarebbero arrivati a partire da luglio 2026.

Il motivo? La prima richiesta, essendo composta da più allegati, attiverebbe una consegna scaglionata: quattro documenti al mese fino a completamento della domanda; solo dopo si passerebbe alle richieste successive.

“Vi pare normale in un comune normale una situazione del genere?” è la domanda, netta, posta dal consigliere.

Visione degli atti: serve un “nullaosta”

Non solo trasmissione dei documenti. Cerruti sostiene di essersi recato in Comune per visionare direttamente gli atti, accompagnato dal capogruppo, per poter almeno consultare quanto richiesto. Ma anche qui, secondo il suo racconto, avrebbe trovato un ulteriore blocco: per la visione sarebbe necessario un nullaosta del dirigente, con rinvii tra dirigente fuori sede, segretario comunale assente e l’annuncio di una convocazione formale via PEC.

Il risultato, nella sostanza, è un percorso che – così come descritto – appare costruito per raffreddare e scoraggiare l’esercizio di una prerogativa consiliare.

Il punto politico: rispetto delle istituzioni democratiche

Qui il nodo è semplice: la minoranza non è un fastidio. È una funzione di garanzia per l’intera comunità. Se l’accesso agli atti diventa lento, frammentato, subordinato a passaggi interni e appuntamenti, il controllo democratico si indebolisce.

Ed è questo il segnale più preoccupante: la mancanza di rispetto verso il ruolo istituzionale dell’opposizione si traduce, nei fatti, in un danno per tutti. Perché quando manca trasparenza, o quando la trasparenza viene resa impraticabile, a rimetterci è la fiducia nelle istituzioni.

Cerruti chiude ponendo una domanda che non può essere liquidata come polemica:

“Che senso ha fare il consigliere comunale se non può accedere agli atti?”

Se davvero le cose stanno così, non siamo davanti a un incidente di percorso, ma a un segno negativo e pericoloso: la normalizzazione dell’ostacolo al controllo, in un contesto in cui invece dovrebbe essere garantito e facilitato.