
Un’intervista semplice, raccolta per strada. Nessun filtro, nessuna regia. Solo la voce di un cittadino che esprime con chiarezza il proprio giudizio sull’attuale esecutivo.
«Cosa non va in questo governo? Tutto», risponde senza esitazioni. La critica è netta: promesse non mantenute, assenza di risultati concreti, peggioramento delle condizioni economiche.
Nel mirino finiscono pensioni e salari, ma soprattutto l’assenza di un salario minimo, indicato come una misura ormai diffusa in molti Paesi europei. «Non hanno fatto niente, niente di niente. Anzi, hanno peggiorato», è il giudizio sintetico.
Il cittadino parla anche di pressione fiscale e di conti pubblici: «Hanno sistemato i conti pubblici, ma per il resto non hanno fatto niente», ribadisce.
Non manca un passaggio sull’opposizione, definita «debole». Ma emerge anche una speranza politica precisa: «Io spero in Conte», dice, spiegando di vederlo come l’unico in grado di rappresentare un cambiamento.
Una testimonianza che fotografa un sentimento diffuso: delusione verso il governo e richiesta di un’alternativa credibile.
La strada parla. E quando la strada parla, la politica dovrebbe ascoltare.
