
La discussione sulla nuova figura del Presidente del Consiglio comunale ad Albisola Superiore non è solo una questione di Statuto. È, soprattutto, una questione di cultura istituzionale.
La maggioranza ha approvato la modifica statutaria e l’opposizione – il gruppo “Uniti per Albisola”, con Stefania Scarone capogruppo e i consiglieri Luca Proto, Serena Cello e Piero Corona – ha denunciato un metodo che, a loro dire, avrebbe compresso il confronto in aula.
Non è (solo) una poltrona in più
Il sindaco Maurizio Garbarini ha difeso l’istituzione del Presidente come figura prevista dall’ordinamento, sostenendo che migliorerebbe l’organizzazione dei lavori consiliari. Ha anche quantificato il costo: 4.802,40 euro lordi annui, con rimborso ministeriale stimato intorno a 1.700 euro, per un costo effettivo per il Comune di circa 3.100 euro l’anno.
L’opposizione, invece, contesta due aspetti: la decorrenza immediata della scelta e soprattutto il mancato spazio reale dato al confronto in Consiglio, a partire dagli emendamenti presentati.
Gli emendamenti e il “confronto” negato
Secondo la minoranza, i due emendamenti proposti – uno sulle modalità di elezione (da inserire nello Statuto) e uno per istituire un Vicepresidente in capo alla minoranza, come equilibrio di garanzia – sarebbero stati respinti senza discussione adeguata.
La replica del sindaco insiste su un punto: le commissioni consiliari sarebbero la sede naturale per approfondire e limare gli atti, mentre in aula interventi “strutturali” su un testo statutario risulterebbero procedimentalmente complessi.
Il passaggio che pesa di più: “siete cittadini, seguite dai canali ufficiali”
Al di là della disputa tecnica, ciò che colpisce è l’impostazione politica che emerge dalle dichiarazioni: l’idea che l’opposizione possa “conoscere” le attività istituzionali tramite i canali ufficiali e che, prima ancora che consiglieri, i membri della minoranza siano semplicemente cittadini.
Tradotto: la minoranza come spettatore. Un’impostazione che mostra una difficoltà evidente nel comprendere il ruolo democratico dell’opposizione: non un intralcio, non un fastidio da tollerare, ma un organo di garanzia e controllo dentro l’istituzione.
Un ruolo democratico, non un “disturbo”
Il Consiglio comunale non è un luogo dove “si alza la mano” e basta. È il luogo in cui si discutono gli atti, si valutano alternative, si ascoltano obiezioni e proposte. L’opposizione rappresenta una parte della comunità: cittadini che non hanno votato la maggioranza e che hanno diritto a essere rappresentati con pari dignità istituzionale.
Se il messaggio che passa è “informatevi dai social” o “non interferite”, allora il problema non è il Presidente del Consiglio. Il problema è un modo di intendere le istituzioni come proprietà della maggioranza invece che come bene comune.
La questione politica: democrazia locale e rispetto dei ruoli
La figura del Presidente del Consiglio può essere legittima sul piano normativo. Ma se nasce in un clima di chiusura e di scontro, senza una gestione realmente equilibrata del dibattito e senza riconoscere pienamente la funzione dell’opposizione, diventa inevitabilmente un simbolo: non di garanzia, ma di forzatura.
In un Comune delle dimensioni di Albisola Superiore, la qualità della democrazia si misura nella capacità di confronto, non nel numero delle cariche. E un sindaco che fatica a riconoscere il ruolo dell’opposizione mostra, prima ancora che un problema politico, un limite istituzionale.
