
Una sala della SOMS Abba gremita, oltre cento persone presenti, un confronto politico concreto e una proposta alternativa chiara. A Cairo Montenotte le forze progressiste in Consiglio regionale hanno presentato la proposta di legge sull’economia circolare: non una semplice serata “contro”, ma un momento di costruzione programmatica sulla gestione dei rifiuti e sul futuro di territori come la Val Bormida.
I protagonisti della serata
L’incontro è stato moderato dalla giornalista Elena Romanato. Sul palco, insieme, i principali esponenti della coalizione:
- Andrea Orlando(ex ministro e leader PD)
- Selena Candia (capogruppo AVS e prima firmataria della proposta)
- Stefano Giordano (capogruppo M5S)
- Gianni Pastorino (Linea Condivisa)
- Roberto Arboscello (consigliere regionale PD)
- Jan Casella (consigliere regionale AVS)
Il dato politico più rilevante è stato la compattezza: su questo tema la coalizione si è presentata unita nel merito e nella responsabilità, con l’obiettivo di dimostrare che le soluzioni esistono e sono realizzabili.
Durante la serata è stato inoltre rivolto un ringraziamento specifico ai consiglieri comunali di opposizione di Cairo, Giorgia Ferrari e Alberto Poggio, per il lavoro svolto sul territorio contro l’ipotesi dell’inceneritore.
Non solo un “no”: una proposta concreta e praticabile
Il punto centrale emerso dal confronto è semplice: l’inceneritore non “chiude” il ciclo come spesso viene raccontato. Brucia una parte dei rifiuti e produce comunque residui e ceneri da smaltire. Inoltre, vincola la Regione a un impianto che, per stare in piedi economicamente, richiede quantitativi garantiti per decenni, congelando di fatto l’evoluzione del sistema.
La proposta di legge sull’economia circolare indica invece una strada alternativa basata su obiettivi misurabili: aumentare la raccolta differenziata, ridurre drasticamente l’indifferenziato e costruire un sistema moderno di trattamento e recupero di materia.
I numeri: perché l’inceneritore è una scelta sbagliata (anche economicamente)
È stato ricordato che la Liguria è ancora distante dai livelli delle regioni più virtuose del Nord Italia. L’obiettivo indicato è chiaro: arrivare al 70% di differenziata su scala regionale. A quel punto la necessità di un impianto di incenerimento diventerebbe, nei fatti, superflua.
Un altro passaggio cruciale: un termovalorizzatore richiede tempi lunghi tra iter autorizzativi e realizzazione, mentre gli interventi alternativi (impianti di trattamento, riorganizzazione, potenziamento della differenziata) sono realizzabili subito e incidono immediatamente sui costi.
Che cosa propone l’economia circolare

La proposta illustrata punta su un mix di strumenti concreti:
- Prevenzione e pianificazione per ridurre a monte la produzione di rifiuti
- Centri del riuso e della riparazione (anche con modelli innovativi, come la “biblioteca delle cose”)
- Impianti di trattamento per ridurre la quota di indifferenziato e recuperare materia
- Partecipazione con forum territoriali che coinvolgano cittadini, imprese e associazioni
- Formazione professionale per una transizione giusta e nuove competenze
- Ricerca e innovazione per trattenere giovani e creare lavoro qualificato
- Fondi europei e canali di finanziamento dedicati all’economia circolare
Il messaggio è netto: l’inceneritore non porta sviluppo, ma un vincolo pluridecennale; l’economia circolare, invece, può generare filiere, innovazione e lavoro.
In chiusura: spazio ai sindaci e la voce del Coordinamento No Inceneritore

Nel finale della serata è stata data la possibilità di intervenire ad alcuni amministratori locali presenti, tra cui il sindaco di Cosseria e il sindaco di Altare, che hanno richiamato l’urgenza di scelte coerenti con la tutela della salute e dell’ambiente.

In chiusura è intervenuta Daniela Prato, portavoce del Coordinamento No Inceneritore, che ha letto il documento presentato alla Commissione consiliare regionale di pochi giorni fa, ribadendo criticità e motivazioni della contrarietà al progetto.

La Val Bormida non può pagare ancora
La conclusione politica della serata è stata chiara: non si può infierire ancora sulla Val Bormida, territorio che ha già pagato troppo in termini ambientali e sanitari. Chiudere il ciclo dei rifiuti è necessario, ma si può fare con scelte moderne, sostenibili e realistiche.
Le soluzioni ci sono. Sono tecnicamente realizzabili e finanziabili. Quello che serve, oggi, è una cosa sola: volontà politica.
