Un’intervista di Alessandro De Angelis a Giuseppe Conte riporta al centro un tema ricorrente nella comunicazione politica di questi anni: quando i problemi sociali ed economici si aggravano, l’agenda pubblica viene occupata da polemiche laterali e “casi” mediatici.

Dalla cassa integrazione al lavoro povero: i temi che spariscono dal dibattito

«Ma lei si rende conto che invece di commentare i dati sull’esplosione della cassa integrazione o sull’inchiesta di Milano su Glovo, Giorgia Meloni parla di Andrea Pucci a Sanremo?». È con questa domanda che si apre la conversazione tra il giornalista Alessandro De Angelis e il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte.

Conte sostiene che non si tratti di un episodio isolato, ma di uno schema: quando il Paese è attraversato da salari in calo, inflazione, carobollette e aumento degli affitti, la politica di governo preferisce spostare l’attenzione su temi di costume o su polemiche “da talk show”, più facili da gestire e da amplificare.

Il caso Glovo e l’accusa: “si aspetta la magistratura per vedere lo scandalo”

Nel passaggio più netto dell’intervista, Conte collega il tema della propaganda con la vicenda Glovo, dove la magistratura è intervenuta parlando di sfruttamento e paghe a cottimo per decine di migliaia di lavoratori. Per Conte è inaccettabile che si debba attendere l’intervento giudiziario per fare luce su un fenomeno che riguarda dignità del lavoro, contratti e tutele.

Il leader M5S rivendica, per i suoi governi, l’introduzione di una delle prime normative europee a tutela dei rider. Al contrario, accusa il governo Meloni di aver compiuto un “passo indietro” alleggerendo obblighi di trasparenza per le imprese che utilizzano algoritmi: meno diritti, più zone grigie, meno sicurezza.

Salari bassi, inflazione e contrattazione: il nodo del salario minimo

Conte insiste su un dato politico: l’Italia è tra i Paesi con i salari più bassi d’Europa e negli ultimi anni i salari reali sono scesi ulteriormente rispetto all’inflazione. Le misure sul cuneo fiscale e sulla detassazione degli straordinari, secondo lui, non bastano a compensare carovita e perdita di potere d’acquisto.

Sul tema del salario minimo, Conte respinge l’obiezione secondo cui “il salario non lo fai per legge”: ricorda che in Europa il salario minimo legale è diffuso e sostiene che l’opposizione del governo serva a compiacere multinazionali e settori dove persistono sottopaghe e dumping contrattuale.

“Nessun piano industriale”: crescita, investimenti e sanità

Un altro asse dell’intervista riguarda la crescita. Conte dipinge un quadro di stagnazione: produzione industriale in calo, aumento delle aziende in liquidazione e asset strategici che finiscono sotto controllo estero. L’accusa è politica: in quattro anni non si sarebbe visto “uno straccio di piano industriale”, mentre sarebbero proseguiti tagli su scuola, sanità e istruzione.

In alternativa, Conte propone investimenti pubblici su manifattura, istruzione, ricerca e un cambio di priorità: meno spesa per il riarmo e più risorse per la sanità. Sullo sfondo, la critica al Patto di stabilità, ritenuto troppo penalizzante per l’Italia.

Commento politico

La strategia della distrazione non è un segno di forza, ma di debolezza. Quando un governo non riesce a dare risposte su salari, lavoro, sanità e crescita, sposta il confronto su polemiche marginali e su nemici di comodo.

La continua ricerca dello scontro – amplificata da una parte consistente del sistema mediatico – serve a coprire l’assenza di risultati concreti. Ma il rumore non cancella la realtà: un Paese con stipendi bassi, diritti compressi e un futuro sempre più incerto.

Non bisogna farsi ingannare: più propaganda significa meno soluzioni.

Media, polarizzazione e “fabbrica dei nemici”

Conte sostiene che la propaganda sia oggi un elemento decisivo per reggere l’urto della realtà: di fronte alle promesse tradite, si polarizza lo scontro e si serrano i ranghi, individuando ogni giorno un bersaglio. Nel suo racconto, questo avviene anche grazie a un controllo diretto e indiretto di ampie porzioni del sistema mediatico, con una tendenza alla concentrazione che definisce senza precedenti.

La conseguenza, secondo Conte, è un clima in cui il governo trasforma la difficoltà in narrazione: non potendo dire “ho fatto questo”, prepara il racconto “è colpa di chi me lo ha impedito”. E nel mirino finiscono di volta in volta sinistra, giudici, Corte dei Conti, autorità di vigilanza.

Sicurezza e referendum: quando la campagna diventa un plebiscito

Nel finale, l’intervista tocca anche la sicurezza e il referendum sulla giustizia. Conte accusa la maggioranza di politicizzare tutto per fuggire dal merito e trasformare ogni passaggio istituzionale in un test di consenso. Sulla sicurezza, rivendica convergenze recenti tra opposizioni, ma insiste su un punto: non si costruisce sicurezza reale con nuovi reati “da curva”, bensì con interventi concreti su prevenzione, presidi e legalità.

Conclusione

Che si condivida o meno la lettura di Conte, l’intervista mette in evidenza un fatto politico: la battaglia sull’agenda pubblica oggi è parte del potere. E la distrazione, se funziona, diventa un metodo. Proprio per questo, la cosa più utile per chi osserva è non inseguire il rumore, ma tornare sempre al punto: lavoro, salari, sanità, crescita. Il resto è scenografia.