La caduta improvvisa di un grande pino marittimo nel Parco dei Conradi, nel centro di Albisola, riporta con forza al centro del dibattito il tema della sicurezza e della gestione del verde pubblico. Solo per fortuna non ci sono stati feriti: l’episodio è avvenuto nel primo pomeriggio di venerdì, ma in quel momento il parco era vuoto.

Il sindaco Maurizio Garbarini ha spiegato che il crollo sarebbe stato causato dalla combinazione di piogge che hanno inzuppato il terreno e dalle successive raffiche di vento. L’albero, infatti, non si sarebbe spezzato: sarebbe caduto sollevando l’intero blocco delle radici. Il Comune ha disposto la chiusura preventiva del parco per tutelare l’incolumità pubblica e organizzare la rimozione dell’albero.

Il problema: quando la manutenzione è discontinua, il rischio aumenta

Le parole sull’importanza del “monitoraggio costante” suonano però come un’ammissione indiretta: se la manutenzione è sporadica e si interviene solo quando accade qualcosa, gli eventi “imprevisti” diventano inevitabili. E purtroppo non è un caso isolato: già lo scorso anno il Comune era intervenuto su alcuni pini marittimi che incombevano sulla strada accanto al parco, dopo segnali di cedimento del terreno e inclinazioni preoccupanti.

Intanto tra gli albisolesi sono ripartite le polemiche. Molti residenti segnalano da tempo la trascuratezza del Parco dei Conradi e criticano la gestione successiva al recente restauro: decoro, controlli e manutenzioni ordinarie sembrano non essere all’altezza di un’area centrale e frequentata.

Tagli e promesse: il verde pubblico non può essere gestito a colpi di emergenza

L’episodio ha riacceso anche le proteste per il taglio di decine di platani tra corso Mazzini e corso Ferrari: un’operazione avviata anni fa, motivata dalla giunta dell’epoca con ragioni di sicurezza e da indagini fitostatiche che segnalavano parassiti e indebolimenti strutturali.

Ma tra i cittadini cresce una convinzione: la “scusa della sicurezza” viene usata troppo spesso per giustificare abbattimenti, mentre le sostituzioni e le nuove piantumazioni restano promesse. C’è chi ricorda anche l’eliminazione dei tigli vicino a Villa Gavotti, annunciata insieme a nuovi alberi che, a quanto pare, si stanno ancora aspettando.

Una questione politica e amministrativa

Il punto è semplice: se il verde pubblico viene lasciato al degrado e la manutenzione ordinaria diventa un optional, le situazioni pericolose continueranno a verificarsi. La sicurezza non può essere invocata solo dopo una caduta: serve una programmazione vera, controlli regolari, interventi tempestivi e soprattutto trasparenza sui piani di gestione del patrimonio arboreo.

Perché la prossima volta potrebbe non andare bene. E un Comune serio non può affidarsi alla fortuna.