
Quello che viene presentato come “transizione ecologica” sta assumendo sempre più i contorni di un assedio industriale ai crinali dell’Alta Val Bormida e dell’entroterra savonese. A denunciarlo è il Coordinamento associazioni tutela Monte Cerchio, che torna a chiedere attenzione sui numerosi progetti eolici già presentati o in fase di istruttoria.
Il caso che ha riacceso la mobilitazione è il progetto Bric dei Prati, nel territorio del Comune di Rialto, definito dai comitati tecnicamente irricevibile per criticità che riguardano sicurezza stradale, vincoli forestali, paesaggio e impatti cumulativi.
Distanze non rispettate e boschi sacrificati
Tra i problemi più gravi segnalati vi è la violazione delle distanze di sicurezza dalla strada provinciale e il cosiddetto paradosso forestale: per realizzare un impianto “green” si prevede il taglio di un bosco in fase di rinascita, cancellando anni di recupero naturale.
Un intervento che, sommato a quelli già presenti o autorizzati, rischia di stravolgere in modo irreversibile la conformazione delle colline e di compromettere l’equilibrio idrogeologico dei crinali.
I numeri dell’assedio eolico
- 17 pale eoliche già presenti sul crinale tra Val Bormida e Savonese
- 4 aree limitrofe con impianti autorizzati o in iter (Madonna della Neve, ex base Nato, Prà Boè, Pian Merlino)
- Decine di chilometri di strade di cantiere necessari per il trasporto dei componenti
- Sbancamenti e disboscamenti su versanti fragili e calanchi
- Territori già colpiti da frane e alluvioni negli ultimi anni
Un carico insostenibile per un’area già fragile, senza una vera pianificazione complessiva.
Il precedente di Bormida e il rischio frane
I cittadini ricordano quanto accaduto solo due anni fa nel Comune di Bormida, dove gli sbancamenti effettuati per consentire il passaggio dei componenti delle pale hanno contribuito a innescare frane e dissesti.
Il timore è concreto: nuovi cantieri sui crinali e sui calanchi potrebbero provocare ulteriori smottamenti, mettendo a rischio arterie stradali vitali per i piccoli Comuni dell’entroterra. E quando arriveranno i danni, nessuno si assumerà la responsabilità dei costi.
Non è no alle rinnovabili, è difesa del territorio
Il Coordinamento Monte Cerchio chiarisce che non si tratta di un rifiuto ideologico delle energie rinnovabili, ma della difesa della legalità, della biodiversità e della sicurezza. «Non accetteremo – affermano – che l’entroterra venga trasformato in una periferia industriale elettrica, in violazione dei vincoli paesaggistici e forestali».
La richiesta a Regione Liguria e Provincia di Savona è netta: fermare il proliferare incontrollato dei progetti eolici industriali e avviare una pianificazione che tenga conto della fragilità idrogeologica di territori già duramente segnati.
Assemblea pubblica a Cairo Montenotte
Il tema dell’eolico nel Savonese sarà al centro della nuova assemblea pubblica in programma martedì alle 20.30 alla sala SOMS di Cairo Montenotte, occasione per fare il punto anche sulla questione inceneritore.
L’Alta Val Bormida non può diventare un laboratorio di sperimentazione industriale: senza regole e senza limiti, il rischio è lasciare in eredità solo pale, frane e colline devastate.
