C’è un dettaglio che sfugge a chi vive di slogan, muscoli e proclami identitari: la realtà. Ed è proprio lì che il generale Roberto Vannacci inciampa, prima ancora di scendere davvero in campo. Il nome del suo nascente partito, Futuro Nazionale, non è disponibile. È già registrato. Da quindici anni.

A dirlo senza giri di parole è Marina Caprioni, vedova di Riccardo Mercante e oggi titolare del marchio: «Non mi piace Vannacci. E non intendiamo cedergli il nome». Una presa di posizione netta, riportata da Il Fatto Quotidiano, che racconta una vicenda tanto semplice quanto imbarazzante per chi si propone come “uomo forte” della nuova destra.

Il marchio Futuro Nazionale è stato depositato il 3 settembre 2010 e registrato il 25 febbraio 2011 all’Ufficio brevetti e marchi del Ministero delle Imprese. Dopo la morte di Mercante, ex consigliere regionale del Movimento 5 Stelle in Abruzzo, il nome è entrato nella successione ereditaria ed è oggi nelle mani della compagna e dei figli.

Nessuna ambiguità, nessun vuoto normativo. E soprattutto nessuna affinità politica. La famiglia Mercante rivendica una storia civile e culturale distante anni luce dall’universo ideologico di Vannacci. «Per noi non è una questione di soldi – spiega Caprioni – ma di rispetto per la storia e le idee di mio marito».

La ricostruzione, firmata da Franco Bechis su Open, mette il generale davanti a un bivio elementare: cambiare nome o fermarsi. Il celebre “me ne frego”, buono per i comizi e i social, non funziona quando si parla di marchi registrati e diritti formalmente riconosciuti.

Come se non bastasse, anche il logo del nuovo movimento è finito nel mirino. Francesco Giubilei, fondatore di Nazione Futura, ha inviato una diffida contestando la somiglianza del simbolo. Altro inciampo, altra leggerezza.

Il quadro che emerge è paradossale. Un progetto politico annunciato come “rivoluzionario” che inciampa subito su due elementi basilari: il nome e il simbolo. Errori da dilettante, più che da generale. E questo nonostante i mezzi economici non manchino: libri da record, stipendio da europarlamentare e una rete di consulenti facilmente accessibile.

Ma la politica non è solo marketing personale. È anche coerenza, conoscenza delle regole e rispetto delle storie altrui. Per ora, Futuro Nazionale resta ciò che è davvero: un marchio del passato, chiuso in un cassetto a Giulianova, custodito da una famiglia che non ha alcuna intenzione di cederlo.

Le battaglie simboliche del generale, a quanto pare, iniziano già perse. E senza nemmeno il nome sullo stendardo.