


Quanto accaduto lunedì, con un incidente in autostrada tra Altare e Savona e, a breve distanza, un tir in avaria lungo la SP 29, non è stato un semplice caso sfortunato. È stata, piuttosto, la dimostrazione concreta della fragilità strutturale delle infrastrutture della Val Bormida.
La SP 29 è ormai satura e non è più in grado di assorbire il traffico pesante cresciuto in modo esponenziale negli ultimi anni. Dopo il blocco delle funivie, i camion – in particolare quelli diretti o provenienti dall’Italiana Coke – sono diventati una presenza costante: mezzi lenti, ingombranti, che trasformano la provinciale in un collo di bottiglia permanente.
A questo si aggiunge una situazione autostradale sempre più penalizzante. La Torino-Savona, da anni stretta tra cantieri e restringimenti, scoraggia il traffico pesante anche a causa dei pedaggi, spingendo ulteriormente i mezzi sulla viabilità ordinaria. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una valle congestionata, con ripercussioni quotidiane su cittadini, lavoratori e imprese.
I sindaci della valle, pur partendo da accenti diversi, convergono su un punto chiave: la situazione non è più sostenibile. Non si tratta solo di disagi, ma di sicurezza. Quando la viabilità si blocca per incidenti, guasti, neve o frane, anche il sistema dell’emergenza entra in sofferenza. I tempi di percorrenza verso gli ospedali si allungano e il rischio per chi necessita di cure urgenti diventa concreto.
È in questo contesto che l’ipotesi di un inceneritore in Val Bormida appare del tutto fuori dalla realtà. Un impianto di questo tipo comporterebbe, per almeno trent’anni, migliaia di camion in più ogni anno: un carico aggiuntivo che la rete viaria attuale non è semplicemente in grado di sopportare.
Parlare di sviluppo, di logistica o di rilancio economico senza affrontare prima il nodo delle infrastrutture significa costruire castelli di carta. Un inceneritore non porterebbe soluzioni, ma aggraverebbe problemi già evidenti: più traffico, più usura delle strade, più costi per i Comuni e un ulteriore freno a qualsiasi ipotesi di sviluppo sostenibile.
La Val Bormida ha già pagato un prezzo altissimo in termini ambientali e sanitari. Continuare su questa strada, vincolando il territorio per decenni a un modello basato su traffico pesante e rifiuti, significherebbe rinunciare definitivamente a un futuro diverso.
Lunedì il viceministro Rixi sarà a Cairo per l’inaugurazione del ponte dei Chinelli. Può essere l’occasione per avviare un confronto serio e necessario, partendo da una constatazione semplice ma ineludibile: con queste infrastrutture, la Val Bormida non può reggere altro carico. E un inceneritore, oggi, sarebbe solo il problema definitivo.
