
Anche il Coordinamento No Inceneritore ha partecipato all’audizione in Commissione Ambiente e Territorio dedicata al progetto di “chiusura del ciclo dei rifiuti” in Val Bormida. Un passaggio politico tutt’altro che formale, avvenuto all’interno di una commissione urgente richiesta dal Movimento 5 Stelle, alla quale hanno poi aderito Partito Democratico e Verdi e Sinistra.
La presenza del Coordinamento ha rappresentato una confutazione puntuale e documentata dell’impianto ipotizzato dalla Regione Liguria. Nel documento presentato si parla chiaramente di una opposizione tecnica, sanitaria, ambientale, sociale ed etica, fondata su elementi oggettivi e non su pregiudizi ideologici.
Al centro delle critiche c’è il debito storico ambientale della Val Bormida, un territorio che ha già pagato un prezzo altissimo in termini di inquinamento e salute pubblica e che oggi sta tentando una difficile riconversione basata sulla qualità ambientale. Inserire un inceneritore in una valle morfologicamente chiusa, soggetta a ristagno degli inquinanti, significherebbe trasformare un impianto industriale in un rischio sanitario permanente.
Il Coordinamento ha inoltre evidenziato l’assurdità logistica del progetto: la maggior parte dei rifiuti proverrebbe dall’area metropolitana di Genova, ferma intorno al 50% di raccolta differenziata, mentre la Val Bormida viaggia vicino all’80%. Un flusso costante di camion attraverso l’Appennino aggraverebbe traffico, emissioni e fragilità infrastrutturali già note.
Ma il dato politico più rilevante emerso dall’audizione è un altro: la Regione Liguria non sta affrontando la chiusura del ciclo dei rifiuti nel rispetto della normativa europea. Le direttive UE indicano chiaramente come priorità la riduzione, il riuso e il riciclo, oltre al principio di prossimità tra produzione e trattamento dei rifiuti. L’incenerimento è considerato una soluzione residuale, non strutturale.
La commissione urgente, fortemente voluta dalle opposizioni, ha messo in luce un metodo opaco, privo di reale concertazione con i territori, con i sindaci e con gli stessi soggetti chiamati a gestire il ciclo dei rifiuti. Un’impostazione che rischia di portare alla realizzazione di un’opera già obsoleta e fuori linea rispetto agli obiettivi europei di economia circolare.
La conclusione del Coordinamento No Inceneritore è netta: la procedura va sospesa immediatamente. La Val Bormida ha già dato. Non può diventare la scorciatoia per risolvere inefficienze altrui. Il risanamento vero passa da bonifiche, prevenzione, riciclo e rispetto delle comunità locali, non da nuovi camini.
