Marco Fagandini / Genova
C’è una piccola spiaggia, al confine fra Celle Ligure e Varazze, nel Savonese, il cui nome quasi due anni fa si era guadagnato un posto di diritto nel caso giudiziario che aveva sconquassato l’intera Liguria. La spiaggia di Punta dell’Olmo era al centro, per la Procura di Genova, di un patto corruttivo fra l’allora presidente della Regione Giovanni Toti e il terminalista Aldo Spinelli. Con una sintesi estrema: un interessamento e qualche telefonata giusta per favorire la concessione in esclusiva di quell’arenile al complesso immobiliare sovrastante, realizzato dalla famiglia Spinelli nelle ex Colonie Bergamasche, in cambio di finanziamenti per le campagne elettorali. Una vicenda che ha trovato posto nei patteggiamenti di entrambi.
Quella spiaggia è sempre del demanio. Ma Punta dell’Olmo spa, che amministra il complesso, ha chiesto la concessione della vicina scogliera di Punta Aspera e dello specchio acqueo antistante. Il Comune di Celle Ligure ha detto no e la società ha fatto ricorso al Tar della Liguria. Risultato, i giudici amministrativi hanno annullato i due dinieghi comunali. Spiegando che il motivo addotto dall’amministrazione – carenza di spiagge libere – non è giustificato.
Ciò non significa che automaticamente il complesso immobiliare avrà il suo sbocco al mare in esclusiva. È possibile che il Comune si opponga con nuove motivazioni. Oppure che venga aperta una procedura pubblica, per consentire anche ad altri di farsi avanti.
Cosa ha chiesto Punta dell’Olmo
La società, guidata da Giorgio Sacchi, è di proprietà della Spininvest Srl, il cui unico socio è l’imprenditore Roberto Spinelli, figlio di Aldo (indagato e poi, al contrario del padre, completamente prosciolto da ogni accusa in quell’inchiesta). «La nostra istanza riguarda una scogliera su cui sono già presenti piattaforme realizzate negli anni ’70 o ’80 – spiega Roberto Spinelli – Ogni tanto arriva una notizia positiva e questa sentenza lo è. Ma non significa che la scogliera sarà a disposizione di Punta dell’Olmo. Credo che, verosimilmente, si potrà arrivare a una procedura pubblica». E la spiaggia? «Ma per quella c’è la Bolkestein, è bloccata».
Come si legge nella sentenza firmata dai giudici Giuseppe Caruso e Liliana Felleti, nel dicembre del 2023 Punta dell’Olmo aveva presentato due istanze. La prima per il «rilascio di concessione della scogliera» di Punta Aspera, 1.475 metri quadrati, «per la posa di attrezzature balneari mobili». La secondo per la concessione «dello specchio acqueo antistante», 375 metri quadrati, «al fine di realizzare un pontile destinato all’ormeggio di natanti».
Il no del Comune bocciato del Tar
L’amministrazione comunale aveva respinto entrambe le domande, spiegando che «la percentuale di spiagge libere e libere attrezzate nel territorio cellese è pari al 24% del fronte totale delle aree balneabili – si legge nella sentenza -, individuate in base al Progetto di utilizzo delle aree demaniali marittime (Puad)» di Celle. Percentuale ben inferiore a quella «minima del 40% di aree balneabili libere e libere attrezzate prescritta» dalla normativa regionale. Un divario che avrebbe impedito il rilascio di altre concessioni. Tema caldo, in questi giorni, dopo che il sindaco di Spotorno Mattia Fiorini ha annunciato di voler raggiungere quella quota.
Un motivo di diniego contestato con due ricorsi da Punta dell’Olmo, rappresentata dagli avvocati Paolo Gaggero e Vanessa Perdelli. E i giudici hanno accolto le obiezioni. Spiegando che il Puad del Comune, ente rappresentato al Tar dall’avvocato Simone Massacano, a fronte di quelle disparità di percentuali blocca la possibilità di «nuove concessioni marittime per nuovi stabilimenti». Ma, scrivono i giudici, la società «non ha domandato i titoli concessori per costruire uno stabilimento balneare, bensì per realizzare un accesso al mare a servizio» del complesso residenziale. Benché, come detto, l’istanza di concessione faccia riferimento a non meglio identificate «attrezzature balneari mobili». Il Tar spiega poi che il Puad inserisce nelle aree balneabili i tratti di «costa bassa (arenile)» e non quelli di «costa alta (scogliere naturali e artificiali)». Quindi quella di Punta Aspera non deve rientrare nel computo della percentuale di spiagge libere da garantire.
Attenzione però, lo stesso provvedimento specifica che «il Comune è tenuto a garantire a Punta dell’Olmo il pieno contraddittorio sui nuovi motivi ostativi che ritenga di sollevare». Insomma, se la giunta di Celle vorrà dire ancora un no potrà farlo, ma con motivazioni differenti. Oppure aprire una selezione pubblica. —