
La partita del rigassificatore non riguarda più Piombino. Riguarda Savona e Vado Ligure, chiamate a pagare il prezzo di una scelta che nessuno, qui, ha mai voluto davvero. L’ipotesi di ricollocare la nave rigassificatrice a poche miglia dalla costa savonese continua a essere trattata come una pratica tecnica, quando è invece una questione politica, economica e territoriale di enorme portata.
I numeri parlano chiaro. Spostare l’impianto nello specchio acqueo Savona–Vado significa realizzare nuove opere di collegamento alla rete nazionale del gas, con un investimento stimato in 450 milioni di euro. Un costo aggiuntivo enorme, tecnicamente evitabile e difficilmente giustificabile, che finirebbe per gravare sulla collettività.
Non è un’opinione: lo ha messo nero su bianco la Regione Liguria, che ha espresso contrarietà all’ipotesi e si è riservata di non rilasciare il parere di competenza nell’ambito della Valutazione di Impatto Ambientale nazionale.
Eppure, nonostante questo, il dossier va avanti. Senza una scelta politica esplicita, senza un confronto pubblico reale, senza assumersi la responsabilità di dire che Savona e Vado non sono la soluzione di comodo per risolvere problemi creati altrove.
Il paradosso è evidente. Da un lato il presidente ligure [Marco Bucci](chatgpt://generic-entity?number=0) richiama una mozione unitaria del Consiglio regionale contraria al rigassificatore nel savonese. Dall’altro, il Governo lascia aperta ogni porta, come se il territorio fosse solo una variabile secondaria.
Nel frattempo, la Toscana – con [Eugenio Giani](chatgpt://generic-entity?number=1) – contesta apertamente la richiesta di proroga, chiede conto delle compensazioni mai realizzate e arriva a rimettere in discussione persino il ruolo del commissario.
Il risultato è un gioco allo scaricabarile che penalizza ancora una volta il Ponente ligure. Savona e Vado vengono trattate come una zona sacrificabile, nonostante una storia segnata da servitù industriali, impatti ambientali e promesse di riconversione mai mantenute.
A rendere tutto ancora meno credibile è il cronoprogramma presentato da [Snam](chatgpt://generic-entity?number=2): lavori offshore e onshore che si spingono fino al 2028. Altro che emergenza energetica. Qui siamo di fronte a un’operazione strutturale, spacciata per temporanea, senza alcuna urgenza reale ma con effetti duraturi sul territorio.
La verità è che il rigassificatore è diventato un problema politico che nessuno vuole affrontare apertamente. Ma continuare a rinviare significa solo una cosa: scaricare su Savona e Vado una decisione imposta, senza consenso e senza benefici concreti.
E quando un’infrastruttura è rifiutata dai territori coinvolti, osteggiata dalle Regioni e sostenuta solo dall’inerzia del Governo, non siamo davanti a una scelta strategica. Siamo davanti a un errore annunciato.
