
Prima di discutere dell’ennesimo tratto di Aurelia Bis tra Albisola e Savona, va detta una verità scomoda: il caos viabilistico non è frutto del caso, ma di scelte politiche precise. Scelte che hanno progressivamente abbandonato una visione strutturale per rifugiarsi in interventi parziali, più comodi da raccontare che da giustificare.
All’inizio degli anni Duemila esisteva un’idea chiara di Aurelia Bis comprensoriale, capace di collegare Varazze, Celle Ligure, Albisola e Savona. Un asse continuo, pensato per intercettare il traffico prima dei centri abitati, separare i flussi locali da quelli di attraversamento e alleggerire davvero l’Aurelia storica. Non una scorciatoia, ma una soluzione strutturale.
Quella visione è stata giudicata scomoda. Troppo complessa, troppo poco spendibile sul piano elettorale. Così è stata smontata, ridotta, spezzata, fino a trasformarsi nell’attuale progetto monco: pochi chilometri isolati, sbocchi critici, nessuna risposta seria al nodo dell’accesso al porto. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il traffico non diminuisce, si concentra.
A smontare la retorica della “soluzione in arrivo” non sono slogan politici, ma valutazioni tecniche. L’ingegner Forzano lo ripete da anni: un’infrastruttura senza una visione complessiva è destinata a fallire. L’attuale Aurelia Bis non nasce per separare i flussi, ma per chiudere un tratto e chiamarlo soluzione. Così il traffico viene riversato in punti già saturi, in particolare su corso Ricci, aggravando le criticità urbane invece di risolverle.
Il confronto in chiave costo-benefici è impietoso.
Il progetto originario aveva costi elevati, certo, ma benefici diffusi e strutturali: meno code, accesso diretto ai parcheggi, miglioramento della vivibilità urbana.
Il progetto attuale mantiene costi da grande opera – gallerie, cantieri complessi, manutenzione futura – ma offre benefici limitati, incerti e temporanei.
Qui il tema smette di essere tecnico e diventa politico. Perseverare su questa strada non è un errore di valutazione: è una scelta. Una scelta che sposta il problema di qualche centinaio di metri, lo rinvia nel tempo e lo lascia in eredità ai cittadini.
Se davvero si vuole affrontare il traffico tra Albisola e Savona, bisogna avere il coraggio di dirlo: questa Aurelia Bis non basta, e forse non serve così com’è. Continuare a difenderla come soluzione definitiva significa solo una cosa: pagare un’opera come se fosse una risposta, ottenendo invece un rattoppo.
Una comunità non ha bisogno di opere simboliche, ma di scelte che funzionano. Continuare a difendere un progetto che non risolve il problema del traffico significa accettare l’idea che il disagio quotidiano sia un prezzo inevitabile.
Non lo è.
Serve una visione diversa, onesta, capace di guardare all’intero sistema viabilistico e non al prossimo taglio del nastro. Il resto è propaganda infrastrutturale, pagata dai cittadini.
Perseverare è diabolico. Cambiare rotta è una responsabilità politica.
infoloreleca.com
