
di Piero Bevilacqua – Il Fatto Quotidiano
Una delle critiche più ricorrenti rivolte a Giuseppe Conte e al Movimento 5 Stelle è quella di non allinearsi alle posizioni del Partito Democratico, mettendo a rischio l’unità del centrosinistra. In realtà, il nodo non è tattico ma politico: riguarda la politica estera.
È proprio l’autonomia di Conte a disturbare un’area politica ormai appiattita su un atlantismo acritico. Chiedere ai 5 Stelle di rinunciare a questa distinzione significherebbe restringere il consenso e impoverire il dibattito pubblico, consegnando l’Italia a una falsa alternativa tra due blocchi indistinguibili.
La politica estera del PD, sovrapponibile a quella del governo, sostiene il riarmo, accetta la centralità della Nato al posto dell’Unione Europea e riduce conflitti complessi allo schema semplicistico aggressore-aggredito. Così si giustifica l’invio continuo di armi, si prolunga la guerra in Ucraina e si tace sul massacro dei civili palestinesi.
Colpisce inoltre l’incapacità del PD di leggere il mutamento globale: Trump non è un’anomalia, ma la manifestazione esplicita di una politica statunitense portata avanti dal 1945. Pensare che, dopo di lui, torni un’America benevola verso l’Europa è una grave illusione.
Commento – Perché la posizione di Conte è la più solida
In politica estera Conte non è il problema, ma l’alternativa. Non neutralismo ideologico, ma realismo: pace, multilateralismo, interesse nazionale ed europeo.
Conte non ha partecipato alla guerra contro la Russia, non ha chinato il capo davanti a Trump sul Venezuela, non ha rotto i rapporti con la Cina. Ha tenuto aperti i canali diplomatici quando altri li chiudevano per inseguire una fedeltà geopolitica priva di visione.
Chi invoca l’unità dell’opposizione chiedendo ai 5 Stelle di rinunciare a questa linea confonde l’unità con l’omologazione. Senza differenze non c’è alternativa, solo gestione dell’esistente.
Oggi la politica estera è il vero discrimine. Continuare sulla strada del riarmo e della subalternità strategica significa condannare l’Europa all’irrilevanza. La posizione di Conte, al contrario, indica una via d’uscita credibile. Ed è per questo che va difesa.
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