

Di fronte alla riforma della giustizia in discussione, la mia scelta è chiara: non voto SÌ perché voto NO. Non per difendere rendite di posizione o corporazioni, ma perché questa riforma non risponde ai problemi reali del sistema giudiziario e rischia di peggiorarli.
Chi sostiene il SÌ parla di imparzialità, equilibrio e fine delle interferenze politiche. Ma quando si guarda al merito delle norme, emerge una realtà diversa: si interviene sull’assetto costituzionale della magistratura senza offrire soluzioni concrete ai cittadini.
Riforma della Giustizia: SÌ o NO?
Chi vota SÌ dice che:
- la separazione delle carriere aumenta l’imparzialità;
- riduce il peso politico delle inchieste;
- riforma il CSM e limita le correnti.
Chi vota NO risponde che:
- il PM diventa più debole e più esposto alla politica;
- i processi non saranno più rapidi;
- i cittadini non ottengono alcun vantaggio concreto.
Se non migliora la giustizia per i cittadini, non è una riforma utile.
La separazione delle carriere viene presentata come una garanzia di terzietà. In realtà rischia di indebolire il pubblico ministero, soprattutto nei procedimenti più delicati: corruzione, reati ambientali, criminalità economica. Un PM più isolato è un PM meno libero.
Anche la riforma del CSM non elimina il peso della politica. Il sorteggio da elenchi parlamentari non cancella l’ingerenza politica: la rende meno visibile e meno controllabile. La politica non sparisce, decide prima chi può entrare negli elenchi e poi si affida al caso.
Per il cittadino comune il bilancio è desolante. Questa riforma non riduce i tempi dei processi, non digitalizza i tribunali, non assume personale, non smaltisce l’arretrato. Chi oggi aspetta anni per una sentenza continuerà ad aspettare.
Anzi, la fase di transizione – con nuovi concorsi, nuovi assetti e nuove regole – rischia di rallentare ulteriormente la macchina giudiziaria.
È una riforma ideologica, non funzionale. Serve a regolare un conflitto politico decennale con la magistratura, non a rendere la giustizia più efficiente, più giusta e più accessibile.
«Una riforma della giustizia che non rende i processi più rapidi, non tutela i cittadini più deboli e non rafforza l’indipendenza della magistratura non è una riforma utile. È solo una scelta politica».
Per questo il mio voto è NO.
loreleca
