






Non c’è tregua per le colline della Val Bormida. Non è passata neppure una settimana dall’ondata di osservazioni inviate al Ministero dell’Ambiente contro il parco eolico “Bric Camulera” (sei pale alte 206 metri tra Osiglia e Murialdo) che un nuovo progetto torna a puntare la Valle: si chiama “Bric Mund” e riguarda l’area tra Cairo Montenotte, Altare e Mallare.
Sette aerogeneratori di grande taglia, alti fino a circa 180 metri, in località Camponuovo, al confine con il Parco dell’Adelasia. Un’ipotesi che ha fatto scattare subito l’allarme tra cittadini e comitati: “La situazione è surreale, non abbiamo neanche avuto il tempo di respirare”, è il sentimento che circola in queste ore.
Progetti “a fungo” e territorio saturo
Il punto non è un singolo impianto, ma la concentrazione di iniziative in poche aree, spesso sempre le stesse: crinali, colline, dorsali già fragili e già segnate da infrastrutture. In provincia di Savona, tra fine 2023 e inizio 2026, i progetti eolici presentati sono numerosi; e le segnalazioni che arrivano dal territorio parlano di altri dossier “in arrivo”.
È qui che la Val Bormida alza la voce: non si può trattare un’intera valle come un foglio bianco, come se non esistessero alternative in Liguria e come se non contassero paesaggio, biodiversità, turismo, memoria dei luoghi e qualità della vita delle comunità.
Il “trucco” della soglia: quando l’impatto si somma
Molti progetti vengono presentati con potenze appena sotto determinate soglie, così da rientrare in procedure più “leggere” e non nella VIA nazionale. Ma qui si apre un tema decisivo: gli effetti cumulativi.
Se in una stessa area si sommano più impianti, più strade di cantiere, più piste di accesso, più cavidotti e più opere di connessione, l’impatto reale non è la semplice fotografia del singolo progetto: è il risultato di tutto ciò che arriva insieme o a distanza di pochi mesi.
Da chiedere con forza: nelle valutazioni verrà considerato il carico complessivo sul territorio (impianti esistenti + progetti in iter + nuove connessioni)? O continueremo a giudicare ogni intervento come se fosse “isolato”?
Benefici ambientali: numeri importanti, ma non basta
Le stime progettuali parlano di produzione annua netta di circa 78,7 GWh e di 32.664 tonnellate di CO₂ evitate ogni anno, con ulteriori riduzioni di NOx, SOx e PM10. Sono numeri che vanno presi sul serio: la transizione energetica è necessaria e urgente.
Ma la transizione non è credibile se diventa accanimento localizzato. E non è sostenibile se ignora:
- la saturazione di alcune aree rispetto ad altre;
- la fragilità ambientale e idrogeologica di crinali e boschi;
- il paesaggio come bene comune e risorsa economica (outdoor, turismo, identità dei luoghi);
- la necessità di una valutazione cumulativa e trasparente.
La domanda che nessuno vuole affrontare
A questo punto la domanda è spontanea, inevitabile, e riguarda scelte e priorità: perché così tanti progetti in Val Bormida, come se non esistesse altro luogo in Liguria dove il vento spira?
È una domanda di giustizia territoriale prima ancora che energetica. E merita risposte pubbliche, documentate e verificabili: dalla Regione, dagli enti competenti e da chi propone questi interventi.
