
L’ultimo vertice operativo dell’Autorità di Sistema Portuale segna, almeno sulla carta, un cambio di passo: un accordo quadro con i Comuni del comprensorio savonese per affrontare l’impatto del traffico portuale sulla viabilità urbana. Finalmente si riconosce che il passaggio continuo dei mezzi pesanti diretti alle banchine consuma strade e segnaletica, soprattutto lungo le direttrici dell’“ultimo miglio”.
Un passo avanti? In parte sì. Ma il quadro resta incompleto. Perché se da un lato si parla di asfalto e manutenzioni, dall’altro continua a mancare un’assunzione di responsabilità chiara sul tema della sicurezza stradale. A Savona e ad Albisola Superiore il traffico pesante non ha prodotto solo buche e dissesti, ma anche incidenti gravi, con feriti e vittime. Su questo fronte, dal vertice portuale, nessun impegno concreto.
Il paradosso è evidente. L’Autorità portuale annuncia il rifacimento del manto stradale della Galleria dell’Arsenale, uno degli accessi principali al porto di Savona. Ad Albisola Superiore, invece, per Corso Mazzini – una delle strade più colpite dal transito dei tir in uscita dal casello autostradale – la risposta è ben diversa: rattoppi temporanei, i soliti “tappulli”, a carico del bilancio comunale.
Eppure il Comune aveva chiesto un intervento strutturale, proprio perché i danni sono causati in larga parte dal traffico portuale. Perché quella richiesta non è stata accolta? È una domanda legittima. Le comunicazioni formali sono state inviate correttamente? Sono rimaste senza risposta? O il tema della sicurezza urbana continua a essere considerato secondario rispetto alle esigenze operative del porto?
In città circolano anche interrogativi politici, alimentati da notizie di stampa che riguardano vicende giudiziarie a carico del sindaco di Albisola Superiore. Questioni che spettano alla magistratura e che non possono diventare alibi istituzionali. Ma proprio per questo servirebbe massima trasparenza nei rapporti tra Comune e Autorità portuale.
Una cosa, però, è chiara: rifare l’asfalto senza affrontare il nodo della sicurezza significa intervenire solo a metà. Se davvero si vuole ridurre l’impatto del traffico portuale sulla città, servono scelte più nette: regolazione dei flussi, controlli stringenti, misure di mitigazione e messa in sicurezza delle strade urbane più esposte.
Le strade non sono solo infrastrutture da riparare. Sono luoghi di vita quotidiana. E finché il prezzo del traffico pesante continueranno a pagarlo i cittadini, parlare di “governo del fare” suonerà come l’ennesima promessa incompiuta.
