Non scandalizzatevi. Se Machado decide di “regalare” il suo Nobel a Donald Trump, il problema non è il gesto in sé, ma il significato politico che si porta dietro. E una domanda resta inevitabile: insieme alla medaglia è partito anche l’assegno? Parliamo di circa 11 milioni di corone svedesi, poco meno di un milione di euro. Perché le medaglie sono simboli, ma i soldi pesano. Sempre.

Il Premio Nobel nasce dal testamento di Alfred Nobel, inventore della dinamite e grande industriale delle armi. Un’origine tutt’altro che pacifista. E forse è proprio da lì che Machado trae la sua coerenza: se quel premio nasce dal denaro della dinamite, allora tanto vale consegnarlo a chi della forza, della minaccia e dell’intimidazione ha fatto uno stile politico.

Altro che uomo di pace. Trump è uomo da dinamite. E come tale, nella logica distorta di questo mondo, merita il Nobel. Se la Fondazione non glielo dà, ci pensa Machado. Trump lo voleva, lo ha sempre rivendicato. E a un bambino capriccioso non si nega mai nulla, perché poi fa danni: minaccia invasioni, giustifica massacri, calpesta il diritto internazionale e decide chi ha diritto di esistere e chi no.

Il punto vero non è Machado. È il sistema. Se la Fondazione Nobel fosse un’istituzione davvero seria, dovrebbe interrogarsi sul senso di questi premi e, forse, revocarli. Ma cosa può essere serio in un mondo che predica pace e pratica la forza, che parla di diritti mentre reprime, che confonde la democrazia con la selezione dall’alto dei governi “graditi”?

E qui il dubbio diventa politico: quello di Machado era un regalo o uno scambio? Io do qualcosa a te e tu dai qualcosa a me. Un Nobel in cambio di uno Stato? Di un appoggio? Di una legittimazione? Dalla reazione di Trump, verrebbe da pensare che l’assegno non fosse incluso. Solo la medaglia. Troppo poco per comprare un Paese intero.

Trump ringrazia, incassa il gesto simbolico e poi chiarisce: Machado non ha il “supporto necessario” per governare. Traduzione: decido io. Perché ormai funziona così. Chi si autoproclama liberatore pretende il diritto di prelazione sui popoli altrui. Tu sì, tu no. La democrazia ridotta a concessione.

Io pensavo fosse un’altra cosa. Pensavo che pace, solidarietà, confronto e responsabilità venissero prima. Invece no. Serve la dinamite. E magari anche un Nobel, purché riciclato.