La Regione Liguria si schiera con il territorio e prende posizione contro il progetto del nuovo parco eolico “SV9 Monte Camulera”, previsto nei Comuni di Murialdo e Osiglia. Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità un Ordine del Giorno che esprime una linea netta: stop a un ulteriore impianto di grandi dimensioni sui crinali tra Bric Orsera, Monte Camulera e Bric Mortaio.

Un voto unanime e un messaggio politico chiaro

Il documento, presentato dalla Lega e sottoscritto da tutti i gruppi consiliari, richiama con forza il tema della saturazione del territorio savonese, che produce già circa il 90% dell’energia eolica installata in Liguria. Un dato che rafforza una constatazione ormai evidente: la provincia di Savona sta sopportando un carico sproporzionato di impianti e di impatti cumulativi.

Cosa prevede il progetto “SV9”

Il progetto contestato prevede sei aerogeneratori da oltre 6 MW ciascuno, per una potenza complessiva di 37,2 MW, con pale alte circa 206 metri, oltre alle opere di connessione e alle infrastrutture necessarie (nuove piste di accesso, sbancamenti, cavidotti e cantierizzazione).

Area fragile: biodiversità e Rete Natura 2000

L’area interessata è descritta come un contesto montano di pregio, caratterizzato da elevata biodiversità (vegetale e animale) e collocato al centro di cinque Zone Speciali di Conservazione (ZSC) che, nel loro complesso, rientrano nella Rete Natura 2000. È uno dei passaggi che motivano la richiesta di massima tutela ambientale e paesaggistica.

Contrarietà degli enti locali

L’Ordine del Giorno richiama anche un punto politico-istituzionale fondamentale: la contrarietà formale dei Comuni di Murialdo e Osiglia e della Provincia di Savona. Un segnale chiaro che, su scelte di questo impatto, il territorio chiede ascolto e coerenza.

Il nodo “proliferazione” nel Savonese

Negli ultimi anni la provincia di Savona è stata al centro di numerose iniziative di protesta contro la proliferazione di progetti eolici. Il tema non riguarda solo il singolo impianto, ma l’effetto complessivo: trasformazione di sentieri in strade industriali, alterazione dei crinali, tagli boschivi e opere di connessione che cambiano in modo permanente il paesaggio.

Una transizione che non scarichi sempre sugli stessi territori

Il voto unanime del Consiglio regionale sul Monte Camulera lancia un messaggio semplice: la transizione energetica non può essere realizzata sacrificando sempre gli stessi territori e senza una valutazione seria degli impatti ambientali, paesaggistici e sociali. La tutela dell’ambiente e delle comunità locali deve essere parte della scelta, non un dettaglio successivo.

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